Impressioni di viaggio

Paola

Quando vedevo gli uomini che arrancavano spingendo enormi carichi sulle loro biciclette in salita o le donne immerse fino alla vita nella fanga delle risaie o gli studenti del collegio Rugari che studiano senza luce e senza libri o quando ci dicevano che i bambini delle garderies non possono andare a scuola da dicembre a marzo perchè troppo deboli per la carestia mi è venuta in mente una frase di (credo) Pasternak : “vivere la vita non è attraversare un campo”.

Mi sono chiesta dove fosse la giustizia in questo mondo strano in cui l’altra metà del globo combatte con le diete dimagranti. Ho cercato di ripercorrere la cause storiche ed economiche di questo divario enorme tra nord e sud del mondo.
Poi mi è venuta in mente madre Teresa di Calcutta.

 E ho pensato che senza tante elucubrazioni l’unica cosa giusta da fare è rimboccarsi le maniche e dare la nostra piccola goccia al mare.

Cristina

Per me che sono stata altre volte in Burundi, questo è stato un viaggio speciale. E’ stata l’occasione per condividere ed approfondire con tanti amici  la bellezza e le difficoltà di questo luogo e di questo popolo. Vorrei che tanti altri facessero questa esperienza perché sono convinta che vedere con i propri occhi il lago Tanganica, le colline, i campi di tè, di banani, di caffè, le donne che zappano, i bimbi che ridono e ci rincorrono, abbracciarli e cantare con loro, mangiare con i grandi magari al buio e senza posate, provare la delusione di ritornare la sera in ‘albergo’ stanchi e impolverati e scoprire che non c’è l’acqua per la doccia, comprare vasi di coccio delle donne batwa sporche con in braccio figli mocciosi e con le mosche sugli occhi, ci cambia profondamente.

Io ci torno!

Emilio

Per me è stato un viaggio bello, diverso dai soliti che faccio all’estero, sicuramente privo di comodità, ma avendolo immaginato peggiore, alla fine è risultato fisicamente ben sopportabile, qualche volta da ridere come la sveglia prima del mattino al canto del gallo, qualche volta penoso con l’albergo senza l’acqua per la doccia o la luce di notte. Un ambiente naturale  vario e spesso bellissimo.

Un viaggio molto duro per ciò che ti fa vedere sotto l’aspetto umano: fame diffusa, igiene assente, bambini sporchi vestiti di stracci luridi, abitazioni per noi non immaginabili, strade poche e disastrate e mezzi di trasporto malandati.

Come vedono un bianco quasi tutti gli chiedono qualunque cosa.

Mi è sembrato un paese con poche speranze per il futuro. Però è ricco di giovani e bambini e solo da questi, con l’accesso all’istruzione fin da piccoli, può venire un futuro migliore.

Penso che l’impresa di “Eccomi” con le adozioni e l’aiuto alle garderies sia proprio quella giusta per consentire l’istruzione di alcuni di quelli che sembrano i meno fortunati e ritengo che l’impegno di “Eccomi” debba concentrarsi nel miglioramento dell’istruzione dei giovani.

Cesarina

Questo viaggio è stata un’esperienza unica e penso che mi abbia molto arricchito. Spero che abbia portato un arricchimento anche a qualcuno dei burundesi con cui sono stata in contatto.

Durante il nostro soggiorno ogni tanto dovevamo ricordarci l’un l’altro che i tempi per raggiungere un qualche obiettivo sono lunghi e spesso anche le persone che ci sembrano più educate e civili captano della nostra civiltà solo alcuni degli ultimi ritrovati (telefonini, macchina fotografica, cinepresa) e ne fanno una priorità rispetto a quelli che per noi sono elementi basilari.

Quello che mi ha maggiormente colpito è la miseria dei campi rifugiati e dei villaggi batwa dove la grande maggioranza sono bambini sporchi, laceri, vestiti in modo approssimativo di panni che non vengono mai lavati, né scossi dalla polvere e quando non stanno più addosso si buttano. Al contrario dei tre bambini tra i nostri adottati che abbiamo conosciuto: lavati, ben vestiti, educati. E questi sono stati scelti dalla Lega Iteka tra gli orfani più poveri e sfortunati.

Un’altra cosa che mi ha molto colpito in Burundi è la necessità di gestualità: tutti vogliono dare la mano, appoggiando l’altra sul braccio, mi hanno detto per dimostrare che non hanno armi. Per loro il contatto fisico è molto importante, perché appena nati vengono messi sul dorso della loro mamma, tenuti da una lunga striscia di stoffa, così la mamma può avere le mani libere, sta in stretto contatto col bambino, ma non gli parla, infatti i bambini parlano tardi e poco.

Di bambini ce ne sono una quantità enorme: da quelli che spuntano sul dorso della mamma o di un fratello o sorella appena più grandi a quelli che si mettono a correre dietro al pulmino dei bianchi aspettandosi qualcosa, una maglietta o una caramella o la bottiglietta vuota dell’acqua,  a quelli che razzolano tra la polvere o fanno il bagno in una pozza di acqua putrida color mattone. Pensavo che si vendessero capi di abbigliamento solo di quel colore, invece, qualunque sia il colore di origine, dopo un po’ tutto diventa di un color mattone polveroso.

Gianfranco

In  ogni viaggio in Burundi  imparo qualcosa, certo i panorami sono sempre belli. I bambini tanti e sempre sorridenti. Giovani sempre dovunque, assolutamente senza null’altro che una maglietta sbrindellata e color ruggine. Piante di banane, caffe, riso, tè ovunque ma sempre una fame vorace. Donne che lavorano nei campi con i figli sulle spalle e uomini che trasportano su biciclette enormi quantità di tutto.  Povertà assoluta  accompagnata da gentilezza e compostezza.

Poi un vescovo racconta di case costruite per i più poveri che dopo pochi giorni hanno smontato e venduto per pochi spiccioli, tetto in lamiera, porte ,finestre.Io mi sarei arrabbiato. Lui invece sorride e dice ”Che dovevano fare:faceva rumore sotto la pioggia,era caldo col sole, ed era denaro”

Hanno cambiato approccio, li hanno coinvolti nella costruzione, usano tegole e tutto ora va meglio .  Ecco, quel sorriso mi ha fatto capire il giusto modo di affrontare insuccessi in quella realtà.

Alessandra

Ho pensato molto se scrivere o meno le mie impressioni su questo viaggio . Poter trasmettere il mio stato d’animo in maniera “corretta” non è possibile!!! Solo chi ha il famoso mal d’Africa come me , può capire la mia reazione. Di questo viaggio porto ancora negli occhi i colori della natura , natura forte e prepotente ; gli odori sono difficili da descrivere , gli occhi dei bambini, invece non si possono descrivere. Sono occhi che parlano, ridono e piangono nello stesso tempo. E quindi quello che mi tormenta da quando sono tornata e il non saper  rispondere a questa domanda : ” Chi mi sa dire perchè, in un paese dove se sputi in terra nasce la pianta dello sputo, muoiono ancora i bambini per la fame? ” Io non sono in grado di rispondere e mi piacerebbe tornare per trovare una risposta alla mia domanda .

Carlo

Nonostante per me fosse il primo viaggio in Burundi, all’inizio ho avuto la sensazione di rivedere un film già visto perché i precisi racconti dei miei compagni di viaggio che c’erano stati più volte, avevano descritto così bene le loro impressioni su questo paese che mi sembrava già di conoscerlo, compresi i piccoli disagi come la scarsità di acqua e di corrente elettrica.

Poi sono arrivate le emozioni vere.

Ho visto la gente, le donne, i bambini e mi ha particolarmente colpito l’ospitalità e la gentilezza di questo popolo semplice che ci ha sempre accolto con un sorriso e in modo festoso.

Ho conosciuto i nostri partner, con cui portiamo avanti i progetti, che ci hanno accompagnato per tutto il nostro soggiorno. Abbiamo dormito in alberghi tra i più spartani, abbiamo girato per quelle strade impervie con un pulmino mezzo scassato che però costava meno e, anche se i pranzi e le cene venivano offerte da noi, abbiamo mangiato con le mani in taverne scelte da loro che accuratamente evitavano i ristoranti migliori perché troppo cari. Con loro ho sperimentato la vera essenzialità.

All’aeroporto, in attesa del volo, ho trovato un libretto di proverbi burundesi,  due di essi dicono:

Ukora iciza ukagisanga imbere
(Sii gentile con tutti, la provvidenza può arrivare da chiunque)

Ahari ubumwe urusato rw’imbaragasa rwipfuka batanu
(Quando sono unite, cinque persone possono coprirsi con la pelle di una pulce).

Spero di far tesoro di questi insegnamenti.

Michela

Amo viaggiare e fin dalla nascita di “Eccomi” avevo sognato di andare in Burundi. Avevo immaginato un viaggio difficile, ma l’aspettativa non supera mai la realtà.

Stando in Burundi sono rimasta sconcertata dall’arretratezza in cui vive quel popolo, sembrano fermi a cent’anni fa con i trasporti, le strade, le scuole, le abitazioni….

Tornata a Roma il ricordo del viaggio e le impressioni dalle fotografie mi hanno trasmesso un grande senso di dignità di quelle popolazioni, povere di tutto, compreso anche, come ha detto qualcuno, il quoziente intellettivo a causa della mancanza di alimentazione, ma comunque, ripeto, dignitose: non trovi barboni, non trovi mendicanti, non si notano disparità economiche come da noi.

La voglia che mi è rimasta è di saper trasmettere segnali per migliorare i rapporti con gli amici burundesi e raccogliere aiuti positivi dagli amici italiani.

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