Una lettera dalle ‘ragazze’ dell’Atelier l’Espoir a Bujumbura

 

Quando abbiamo iniziato eravamo un gruppo di donne handicappate che si riuniva in un container nel Mercato di Jabe…..un posto sporco, dove si vendevano granaglie, con una fogna a cielo aperto, con i topi che erano i padroni  e dove nessun “Muzungo” (bianco) avrebbe mai messo piede…

Facevamo piccoli lavori, stavamo con i nostri bambini, non avevamo soldi per pagare l’affitto, per mangiare, per mandare a scuola i nostri bambini.. una vita senza dignità….

Poi un bel giorno Eccomi decide di aiutarci nella creazione di un Atelier… Noi non siamo abituate a sognare, per noi esiste il presente e come affrontarlo giorno per giorno..in una parola:  conosciamo solo  il desiderio di sopravvivere, ma abbiamo 

ateliercreduto in questa proposta, ci abbiamo creduto fortemente. Abbiamo iniziato a lavorare e forse, tra tante diffidenze anche a fidarci dei Muzungoche ci hanno affiancate.

Abbiamo fatto una prima esposizione che è andata benino ed abbiamo cominciato a vedere i primi risultati.

Poi abbiamo  iniziato ad esporre in un grande Albergo. Per noi l’ingresso in quel mondo da favola e di lusso è stata un’esperienza travolgente. La gente acquistava i nostri prodotti e ci faceva i complimenti….eravamo trattate come persone che lavorano e eravamo rispettate….Abbiamo cominciato crederci…

Infine è arrivata una sistemazione decorosissima. Oggi percepiamoatelier1 un salario, un contributo per il trasporto,la colazione al mattino e disponiamo di una piccola cassa malattie e chi aspetta un bimbo ha diritto ad un periodo di maternità retribuita come la nostra Rebecca.

La gente ha cominciato a conoscerci….la stampa si è occupata di noi, il Sindaco di Bujumbura è tra i nostri clienti, l’Università ha inviato una studentessa per fare una tesi sulla nostra esperienza ed anche un ministro si è interessato alla nostra mutata condizione…. L’Atelier è quasi autosufficiente, vendiamo tanto, guadagniamo, paghiamo tutto puntualmente, possiamo comprare il cibo per i nostri figli e permetterci qualche “sfizio”.

Una di noi Evelyne, che camminava a 4 zampe, adesso grazie ad Eccomi è stata operata e finalmente cammina con le stampelle e può guardare le persone negli occhi e soprattutto sperare di crearsi una famiglia ed avere dei figli!

Ve lo abbiamo detto: non siamo abituate a sognare, non ce lo siamo mai permesso. Ora però abbiamo iniziato a farlo ed il futuro non ci spaventa più…siamo donne, siamo abituate a combattere ed oggi anche cominciamo a sperare……

Grazie a tutti gli amici italiani che ci hanno aiutato a conquistare la nostra dignità attraverso il lavoro, acquistando i nostri prodotti e sostenendoci con donazioni!

MIGLIOREREMO, ABBIAMO LA FORZA E LA VOGLIA DI FARCELA Annamarie,Bernadette,Eveline,Imelda,Languide,Rebecca,  Soline e Violette  

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