Un diario dal Burundi – Parte 3

Ho incontrato dei giovani medici e ostetriche italiani che mi hanno colpito nel cuore per la loro missione di vita e anche questo assieme agli altri incontri di missionari italiani, ha trasformato qualcosa nel mio sistema di credenze per sempre.
Andare in giro con questi neo laureati che parlavano qualche parola di Kirundi e comunicavano con semplicità con i locali mi ha stupito e ho visto il mio limite culturale e le paure razziste che coltiviamo nei paesi occidentali, facilmente superabili.
E’ stata nel complesso un’esperienza molto unificante con la parte vera di me stessa, che mi ha riconnesso ad una terra da cui tutti noi proveniamo e da una situazione che vorrei in qualche modo esplorare di più.

Non posso dilungarmi troppo ma voglio solo parlare velocemente dell’esperienza nelle garderies ovvero asili per i meno fortunati che vengono gestiti dagli Scout del Burundi. Mi ha stupito quanto in una società così disgregata e senza democrazia, loro fossero comunque in grado di aver delle confraternite scout e come queste si stiano impegnando sul territorio, seppure con evidenti difficoltà, a fare qualcosa per condividere il benessere che loro fortunatamente hanno trovato. Ebbene si, gli Scout in Burundi sono un ceto privilegiato, ma ciò nonostante lavorano e fanno servizio di volontariato, ciò per me è simbolo di un popolo che sono dei bravi esseri umani. L’associazione Eccomi si è occupata per anni ormai di queste scuole, offrendo cibo, vestiti, libri e penne e cure mediche, insomma materiali didattici primari, per concedere a questi meravigliosi bambini un’opportunità, di sollevarsi dalla miseria. Mi sono impressionata e un po’ emozionata nel vedere la gioia mista alla loro confusione quando ci hanno accolti in classe durante una mattina qualunque, ma soprattutto come dopo un’ora che eravamo con loro e ci stavano riempiendo di attenzioni, cantando e posando per le nostre foto, o aspettando seduti sulla sedia la loro caramella da noi regalata; quando è arrivato il pasto del mezzogiorno la loro attenzione si è subito spostata e come biasimarli, erano affamati!
Ecco che mi chiedo come possiamo vivere ogni giorno sprecando il nostro cibo sapendo che così tanti oggi non avranno un pasto caldo? Io dico ECCOMI, rispondo al richiamo, ho capito che la mia vita non può essere vissuta senza averne cura, perché il bello di vivere in un paese progredito sta nel di conoscere le cose del mondo viaggiando e di essere un agente del cambiamento consapevole, partendo innanzitutto dai gesti quotidiani di risparmio energetico nel nostro paese.
Bisogna finirla con questa storia del lamento costante che sento spesso in Italia, noi abbiamo tutto, bisogna essere grati alla natura, e alla sua abbondanza punto e basta!

In conclusione ho acquisito tanto anche nel lasciare andare, a momenti di tristezza ho preferito abbracciare la gioia , di questi missionari di questo popolo e delle loro facce sorridenti.

A cura di Giada Carlucci

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