Etiopia – Diario di Viaggio 2018

Un viaggio durato due settimane, riesce a dare nuova linfa ad uno dei progetti più rappresentativi della nostra Onlus

Partiti il 5 agosto dall’aeroporto di Malpensa, il gruppo di volontari del progetto “Harambee Etiopia” è stato capace di cominciare un lavoro di ripresa e sviluppo territoriale nei pressi del villaggio Gassa Chare.

Appena arrivati in terra etiope, lo scopo del gruppo è stato quello di incontrare i rappresentanti dell’ESA (nostro corrispondente in Etiopia) per presentare il lavoro che si sarebbe svolto durante le due settimane di permanenza nel villaggio. Un lavoro che ha avuto lo scopo di trattare argomenti relativi alla salute e alll’ambiente e ai rischi del fuoco e della corrente elettrica.

Nei primi giorni di campo è stato installato il generatore elettrico in modo da dare nuova energia all’impianto già presente in loco.
Dopodiché è iniziato il campo con scout provenienti da vari villaggi della zona – erano più di 30 persone – con lo scopo di far conoscere gli argomenti sopra citati e costruire un’area per la raccolta di rifiuti organici ed un’area di stoccaggio dei rifiuti da bruciare.
Due attività che possono migliorare la condizione igenico-sanitaria della zona.

Finito il campo, il gruppo di volontari si è spostato in un’altra zona dell’Etiopia per conoscere il progetto “Food for Life”, un’attività che ha permesso di far conoscere a 41 donne la cultura dell’orto permettendo ad altrettante famiglie di potersi autosostenere grazie all’orticoltura.
E’ stata una giornata che ha permesso di avere tanti spunti di riflessione per il futuro del progetto Etiopia.

Dopo un ultimo incontro tra il gruppo di volontari e i referenti, per comprendere ancora una volta quale può essere la strada da percorrere per il futuro, i nostri amici sono ripartiti per l’Italia portandosi nel cuore la volontà e la consapevolezza di poter dare nuova linfa al territorio etiope.

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Burundi – Buone nuove dall’Atelier

Le notizie che ci arrivano dall’Atelier sono molto positive.

Le ragazze stanno lavorando tantissimo e sopratutto lo fanno con grande entusiasmo e ottimismo.
In effetti hanno ottenuto diversi ordinativi (segno che c’è una ripresa in atto) ed uno è particolarmente significativo, perché una fabbrica locale ha chiesto la realizzazione di sacchi per il caffè con un disegno a loro scelta che rappresentasse, appunto, il caffè ed il lavoro delle donne. Bisogna riconoscere che con perizia e fantasia hanno realizzato dei sacchi molto carini e azzeccati ed il committente ne è rimasto molto soddisfatto.

Nei mesi scorsi sono arrivati a Roma, con diverse persone, molti manufatti che potrete trovare nel nostro consueto mercatino di Natale.

Uganda – Progetto dell’ISGF “Un ricovero per i rifugiati del Sud Sudan in Uganda”

Dove siamo con il progetto?

Bruxelles 20 giugno 2018

Cari membri, cari amici

Nell’ottobre scorso, l’ISGF ha sollecitato il vostro aiuto  per poter fornire ai rifugiati sud sudanesi,forzati a fuggire dalle loro case a causa della guerra e della carestia, dei ricoveri temporanei, specificamente delle tende.

Da allora, voi avete dato prova di grande generosità permettendo all’ISGF di raccogliere la somma di14.100  euro ad oggi, mentre il gruppo dell’ISGF, composto dai membri del Comitato Mondiale e dal NSGF ugandese, ha lavorato intensamente per realizzare l’obiettivo.

Dalle visite a diversi ministeri a visite al campo di Imvepi, L’ISGF è stata informata che le necessità nel campo hanno subito una evoluzione. Le autorità locali, riconoscendo l’aiuto prezioso dell’ISGF, ci hanno proposto di fornire dei ricoveri più duraturi:

DELLE CAPANNE TRADIZIONALI

Perché?

Le tende possono servire come ricoveri provvisori ed hanno una durata limitata, al massimo di sei mesi, a causa del clima e delle caratteristiche del materiale impiegato. Le tende possono essere utilizzate solo per i nuovi rifugiati in arrivo e posizionate nella zona di ingresso principale, prima che i rifugiati abbiano ricevuto un luogo definitivo nel campo.

In ragione della situazione prevalente in Sud Sudan e del numero crescente dei rifugiati in arrivo ad Imvepi, il campo deve gestire dei soggiorni più lunghi( da molti mesi a molti anni) ,sempre cercando di offrire delle condizioni di vita corrette e decenti ai rifugiati.

Di conseguenza, tenendo conto degli elementi su menzionati, noi vorremmo informarvi in quali termini

Il progetto ISGF sarà modificato e riorientato:

  • L’ISGF sosterrà la costruzione delle capanne tradizionali fatte con mattoni e piastre metalliche, di una dimensione di 3 metri x 3 metri, che possono accogliere 4 persone adulte ed in accordo ai criteri richiesti dal campo per la costruzione.
  • Il team di progetto  ISGF ha già identificato i costruttori adatti sul campo, contribuendo a sostenere l’economia locale.
  • Questo tipo di ricovero è più oneroso, 514 euro in luogo di 25 euro per una tenda. Però questo ricovero ha una durata di vita più lunga, si considera  dell’ordine di anni, e di conseguenza l’aiuto di ISGF sarà ben più utile e confortevole per i rifugiati.
  • Considerando il budget previsto dall’ISGF ( 25000 euro), l’ISGF  prevede di poter fornire 50 capanne permettendo di alloggiare 200 persone.
  • Ogni capanna tradizionale finanziata dall’ISGF sarà identificata dal logo ISGF, che sarà pure visibile nel pannello all’entrata del campo, fornendo cosi una migliore e maggiore visibilità all’ISGF.

Noi crediamo che voi possiate condividere le modifiche che l’ISGF è in corso di realizzare al progetto, come valida dimostrazione della reattività e capacità dell’ISGF di adattarsi nell’intento di meglio servire chi si trova nel bisogno.

Grazie alle donazioni che abbiamo già ricevuto, noi siamo in grado di far partire immediatamente la costruzione delle prime 20 capanne. Si tratta della prima tappa di realizzazione del progetto e noi avremo ancora bisogno del vostro sostegno per poter raggiungere l’obiettivo finale: 50 capanne per rendere la vita di 200 rifugiati più facile e sopportabile.

Vi terremo informati del progresso del progetto attraverso foto e comunicazioni a disposizione presso il sito internet dell’ISGF è http://www.isgf.org.

Con i nostri più sentiti ringraziamenti per la vostra cooperazione e comprensione.

Amicizia fraterna con tutti voi.

Mathius Lukwago
Presidente
Comitato mondiale ISGF

 

Un diario dal Burundi – Parte 3

Ho incontrato dei giovani medici e ostetriche italiani che mi hanno colpito nel cuore per la loro missione di vita e anche questo assieme agli altri incontri di missionari italiani, ha trasformato qualcosa nel mio sistema di credenze per sempre.
Andare in giro con questi neo laureati che parlavano qualche parola di Kirundi e comunicavano con semplicità con i locali mi ha stupito e ho visto il mio limite culturale e le paure razziste che coltiviamo nei paesi occidentali, facilmente superabili.
E’ stata nel complesso un’esperienza molto unificante con la parte vera di me stessa, che mi ha riconnesso ad una terra da cui tutti noi proveniamo e da una situazione che vorrei in qualche modo esplorare di più.

Non posso dilungarmi troppo ma voglio solo parlare velocemente dell’esperienza nelle garderies ovvero asili per i meno fortunati che vengono gestiti dagli Scout del Burundi. Mi ha stupito quanto in una società così disgregata e senza democrazia, loro fossero comunque in grado di aver delle confraternite scout e come queste si stiano impegnando sul territorio, seppure con evidenti difficoltà, a fare qualcosa per condividere il benessere che loro fortunatamente hanno trovato. Ebbene si, gli Scout in Burundi sono un ceto privilegiato, ma ciò nonostante lavorano e fanno servizio di volontariato, ciò per me è simbolo di un popolo che sono dei bravi esseri umani. L’associazione Eccomi si è occupata per anni ormai di queste scuole, offrendo cibo, vestiti, libri e penne e cure mediche, insomma materiali didattici primari, per concedere a questi meravigliosi bambini un’opportunità, di sollevarsi dalla miseria. Mi sono impressionata e un po’ emozionata nel vedere la gioia mista alla loro confusione quando ci hanno accolti in classe durante una mattina qualunque, ma soprattutto come dopo un’ora che eravamo con loro e ci stavano riempiendo di attenzioni, cantando e posando per le nostre foto, o aspettando seduti sulla sedia la loro caramella da noi regalata; quando è arrivato il pasto del mezzogiorno la loro attenzione si è subito spostata e come biasimarli, erano affamati!
Ecco che mi chiedo come possiamo vivere ogni giorno sprecando il nostro cibo sapendo che così tanti oggi non avranno un pasto caldo? Io dico ECCOMI, rispondo al richiamo, ho capito che la mia vita non può essere vissuta senza averne cura, perché il bello di vivere in un paese progredito sta nel di conoscere le cose del mondo viaggiando e di essere un agente del cambiamento consapevole, partendo innanzitutto dai gesti quotidiani di risparmio energetico nel nostro paese.
Bisogna finirla con questa storia del lamento costante che sento spesso in Italia, noi abbiamo tutto, bisogna essere grati alla natura, e alla sua abbondanza punto e basta!

In conclusione ho acquisito tanto anche nel lasciare andare, a momenti di tristezza ho preferito abbracciare la gioia , di questi missionari di questo popolo e delle loro facce sorridenti.

A cura di Giada Carlucci

Fare strada in Europa e nel Mondo

La legge scout una regola di vita

Seminario internazionale 3 maggio 2018
Un prestigioso meeting in un prestigioso edificio dell’ambiente Romano.

Dalle nove del mattino alle sei di sera, al CNEL, si è tenuto un importante incontro organizzato dal M.A.S.C.I., dall’ISGF e dal Focsiv, manifestando la volontà comune di coinvolgere le risorse dello scautismo e della cooperazione internazionale in uno specifico appello per agire insieme per un futuro di libertà autentica e amicizia tra i popoli.

La giornata si è composta da tre parti, ognuna delle quali aveva il preciso scopo di capire il contesto migratorio dei nostri giorni.
I temi affrontati sono stati:

  • Affrontare con coraggio e consapevolezza i mutamenti socio-economici del nostro tempo;
  • Le scelte politico-sociali per un’accoglienza dei fratelli migranti;
  • La sinergia tra le istituzioni e le organizzazioni di volontariato in tema di immigrazioni.

Tantissimi i relatori che si sono susseguiti nell’arco della giornata – ben 25 – dando prova di quanto il fenomeno sia nel cuore di molte persone, il quale richiede di trovare una soluzione al più presto.
Ed è proprio questo che si è cercato di fare.

“Bisogna fare rete, lavorare insieme, non accontentarsi mai. Siamo dotati di poter dare voce a chi non ha voce. Bisogna essere prima di fare. Bisogna essere comunità”. Con queste parole di Suor Veronica Donatello inizia la giornata. Un messaggio forte, capace di trasportare l’intero seminario verso proposte comuni.

“Serve assolutamente una legge di cittadinanza per non avere più il diverso.” Questo è lo scopo da raggiungere secondo Enrico Giovannini, ex Ministro del lavoro. In aggiunta, Paolo Marozzo della Rocca ci spiega “L’illegalità dell’immigrazione esiste perché le politiche europee, nei confronti delle immigrazioni, non esistono e non vengono create. Creare una immigrazione regolare, costerebbe molto meno, rispetto all’immigrazione illegale, per i Paesi ospitanti”. Questo è il messaggio principale per dar vita a ponti umanitari che siano capaci di creare l’uguaglianza tra i popoli, sottolineato fortemente da Anna Maria Volpe durante il suo intervento “l’uguaglianza è ricchezza”.

Nel pomeriggio, poi, cercando di capire come le istituzioni e le organizzazioni di volontariato possano collaborare, è intervenuta Patrizia Toia “ll tema migratorio si lega alle sfide del lavoro, dello sviluppo e della pace. E’ alla base della sfida che ha come obiettivo un’europa unità”, aggiungendo quanto sia divenuto importante il loro inserimento legale nella società europea, ma soprattutto italiana “Questi versano regolarmente i contributi, sollevando un po’ il deficit delle Casse dell’INPS. Mandando i loro figli a scuola, hanno contribuito a mantenere il posto a tanti insegnanti, evitando la chiusura di molte scuole, hanno iniziato a fare economia aprendo dei conti in Banca”. Ha poi concluso Enzo Rossi puntualizzando “E’ importante arrivare alla conclusione che l’integrazione è bilaterale tra l’immigrato e noi”.

Giorgio Marrapodi “Bisogna intervenire sulle cause che creano il fenomeno dell’immigrazione”, sottolineando l’importanza che un obiettivo deve essere creare una politica in grado di aiutare questi popoli nel loro Paese d’origine, affrontando con coraggio la corruzione imposta dai politici corrotti locali.

Di spessore, prima della conclusione, l’intervento di Andrea Stocchiero, che ha fatto capire quanto il fenomeno migratorio non è solo un problema europeo, ma anzi, sta colpendo molto di più i Paesi di transito dei rifugiati “In Italia si ha 1 rifugiato ogni 250 abitanti, in Libano – Paese di transito – 1 ogni 4 abitanti, in Giordania – Paese di transito – 1 ogni 12 abitanti”. Inoltre ha aggiunto “I muri creati oggi hanno trasformato il legale in illegale, facendoci capire quanto il lavoro svolto dall’UE fosse più efficace in passato”.

Il seminario si è poi concluso con la toccante lettura scenica “Quel mattino a Lampedusa” e con le parole del primo presidente africano dell’ISGF Mathius Lukwago “Dobbiamo creare ponti tra i popoli”.

Una giornata che è riuscita a definire una nuova Politica Europea che verrà presentata a Bruxelles nei prossimi mesi, in cui viene richiesto:

  • L’istituzione di corridoi umanitari con i fondi Europei;
  • L’applicazione della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza;
  • La concessione dei visti umanitari nel rispetto delle norme apposite;
  • Il riconoscimento dello status di rifugiato politico da parte dell’UE;
  • La modifica dell’accordo di Dublino.

Tutto questo per un’Europa più democratica e libera in cui vengano affermati e praticati i principi essenziali sulla dignità della persona umana.

 

Un diario dal Burundi – Parte 2

So che per le donne dell’occidente queste possono sembrare parole forti, ma io mi sono sentita parte della loro Tribù. La mia esperienza sarà un modello per molte altre donne, ne sono certa. Ho sentito il dono di questa investitura di poter essere da ponte tra queste donne e le nostre al punto che tornare è stato difficile, seppure sono stata li solamente dieci giorni, e sento che vorrei tornare.

Lo scambio culturale era forte ad esempio insegnavamo l’un l’altra delle parole, e con i gesti, gli sguardi e i sorrisi scambiavamo le nostre emozioni, ma la cosa che più mi ha colpito è stato l’affetto con cui mi davano le loro figlie in braccio, o il rispetto con cui guardavano ciò che gli davo da fare, cercando di trovare una soluzione alle nostre ovvie difficoltà comunicative iniziali. Io non parlavo francese, ma le nostre produzioni di borsette sono la prova che tutto si può fare con l’amore.
Sono riuscita a spendere con loro una settimana nella loro routine lavorativa sentendomi parte integrante e producendo qualcosa che mi ha reso fiera di me stessa perfino inaspettatamente, soprattutto quando ho riscoperto capacità manuali che avevo dimenticato nel cassetto dell’infanzia che passavo con nonna, quando cucivo e ricamavo. Oppure come quando ho condiviso dei momenti di maternità con alcune di loro che mi hanno lasciato un segno profondo nel cuore.
Poi Emilia, colei che ha creato dal nulla questo atelier incredibile, mi ha fatto da esempio, mostrando profonda devozione al suo lavoro di coordinatrice delle ragazze, i dettagli nei loro lavori non erano mai lasciati al caso e il suo tocco si sentiva forte.

Nel mio piccolo ho sperato e visto la possibilità di fare ancora del volontariato con Eccomi e sto immaginando quanto potrebbe essere utile la nostra continua presenza sul territorio, perché sento che quando ce ne andiamo da lì è come se li lasciassimo sprofondare di nuovo in un loro limbo, il loro Paese ahimè non gli da molte opportunità, e i figli adolescenti stanno già sognando prospettive più elevate, ma non vedono la possibilità così imminente.
Questo mi ha un po’ riempito di tristezza, ma anche armata di coraggio e di buona speranza, come quella riposta nei missionari che vivono sul territorio e fanno da oltre cinquant’anni un’ottimo lavoro. Abbiamo la possibilità di rimanere in servizio anche da lontano, sebbene sento che essere lì di persona abbia un impatto diverso. Mi rimetto a ciò che il signore deciderà, sono ancora giovane e con una vita di volontariato davanti.

 

A cura di Giada Carlucci

Un diario dal Burundi – Parte 1

ECCOMI,  qual è il tuo ruolo nel mondo?
Chiedeva una suora laica su un’articolo di una rivista che trovai nella sala lettura del piccolo stabile dei Saveriani a Bujunbura, dove ho passato i miei primi 10 giorni in Africa.
Usava proprio la parola “ECCOMI” come mantra per rispondere alla chiamata del Signore di andare in Missione e trovare il proprio posto  nel mondo.
Ho trovato che non fosse una coincidenza che mi fosse capitato quell’articolo davanti, che mi invitata a rispondere subito.

Eccomi è una ONLUS che ha del vero nel suo costante lavoro di volontariato, che porta ai bambini burundesi e alle donne aiuti concreti e stabili.
Mi sono imbattuta in questa no profit grazie alla zia del marito di mia cugina, Emilia D’andria, che dal momento in cui l’ho conosciuta mi ha trasmesso subito l’amore per la sua attività di volontariato e ho creduto che fare un ‘esperienza con lei mi avrebbe portato di sicuro qualche cosa.

Ebbene questo è solo un preambolo mentale, ho molto da trasmettere su un’esperienza umanitaria così diretta, ma a parole non è un’impresa facile, perchè l’Africa è un continente che lascia a  bocca aperta, per l’intensità del popolo e la grande energia che si sente nella sua terra rossa incandescente, profondamente ricca nella sua essenza, seppure povera dal punto di vista occidentale.

Devo dire che a me, seppure piaccia vivere in Europa, essendo cresciuta nei confort di una società evoluta, ma involuta nel lusso e avendo vissuto in pace e democrazia, in certe condizioni di vita, sono molto più a mio agio, umanamente parlando, perchè trovo spesso le contraddizioni e l’isolamento della società postmoderna aberranti, fasulle e inutili.
Quando andai in India, sentii un grande senso di pace,appartenenza e accoglienza; in Africa questo effetto di unità è ancora molto più forte, è come se fosse solo dato a me scegliere a che livello di profondità entrarvi in relazione vera.
Per esempio le donne dell’Atelier di Eccomi sono molto inclusive, gioiose, piene di curiosità e subito abbiamo instaurato, direi addirittura, un rapporto di sorellanza…

 

A cura di Giada Carlucci

Il nostro fantastico Atelier

Durante l’ultima nostra missione in Burundi dal 16 al 25 marzo, abbiamo potuto visitare l’Atelier che sosteniamo ormai da anni.

Lo abbiamo trovato in ottime condizioni e siamo stati accolti con il consueto affetto ed allegria. L’atelier è sempre pieno di bambini festosi, buoni e vivaci, ma anche educati e ben nutriti. Le ragazze hanno messo a punto tanti lavori con la solita bravura ed anche gusto.
Erano in procinto di evadere l’ennesimo ordine dell’Hotel Club du Lac che ogni anno rinnova parte delle tovagliette ricamate con coccodrilli e ippopotami sostituendo quelle troppo usurate.
Inoltre, hanno lavorato (anche il sabato) per poter realizzare parte dei nuovi manufatti da noi proposti e che saranno oggetto del prossimo mercatino di Natale che speriamo sia ricco di belle e nuove proposte.

Durante il nostro soggiorno sono venute all’Atelier due clienti abituali che, attratte anche dai nuovi tessuti  portati, hanno effettuato significativi acquisti ed ordinazioni.
Il nostro arrivo ed i nuovi acquisti hanno rinnovato le speranze e l’energia delle nostre ragazze.
Infine, grazie alle vostre donazioni, siamo riusciti ad aumentare il salario del personale presente.

Giada, che era la prima volta che affrontava la realtà africana, è rimasta molto colpita e catturata dal suo fascino e l’integrazione delle ragazze dell’Atelier con i nostri missionari è stata perfetta.
Condividiamo pertanto il grande ottimismo delle ragazze per il futuro con un occhio attento alla situazione politica che speriamo resti stabile.
Un’ultima considerazione: le nostre visite e la nostra presenza in loco resta un elemento determinante per la riuscita di questo progetto come i tanti che abbiamo intrapreso e quindi: programmiamo nuove partenze.

Raccolta Fondi Per Progetto “Aiuto Profughi in Uganda”

L’ISGF, in collaborazione con UNHCR (Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) ha deciso di assistere i rifugiati Sud Sudanesi profughi nel Nord Uganda, che continuano a scappare dal loro Paese, sconvolto da una guerra brutale, in cerca di protezione, cibo e acqua.
L’85% di questi sono donne (sotto i 18 anni) e bambini e le persone arrivate continuano a riferire di terribili violenze. L’obiettivo del progetto ISGF è di raccogliere fondi presso il segretariato di Bruxelles, per fornire 1.000 tende al campo di Imvepi, che già accoglie più di 500.000 rifugiati in condizioni estremamente precarie, fornendo loro dei Kit di Emergenza di tende familiari per la protezione dalle piogge, consistenti in quella regione. Il costo unitario del kit è di 25 euro.

Mentre i primi fondi stanno già arrivando al conto ISGF da varie comunità nel mondo, il MASCI ed ECCOMI hanno deciso congiuntamente di sostenere questo progetto di aiuto, invitando i propri membri a raccogliere, con le modalità che le comunità italiane riterranno più opportune, fondi da destinare a questo scopo.
I fondi raccolti dovranno essere inviati a ECCOMI ONLUS
IBAN IT11N0501803200000011186012
Causale : Progetto di aiuto profughi in Uganda

Che spettacolo!

Una serata magnifica, grazie ad una compagnia straordinaria.

Tante sono state le persone che hanno assistito allo spettacolo messo in scena dalla compagnia teatrale A.A Artisti Abusivi lo scorso sabato 3 febbraio.
Abbiamo passato insieme un simpatico pomeriggio contribuendo al sostegno del progetto Garderies in Burundi.

Inoltre, con l’occasione, per l’iniziativa “bastano solo 20 centesimi al giorno per assicurare un pasto caldo a un bambino” sono stati ritirati e riconsegnati tanti salvadanai e molte nuove persone vi hanno aderito.

A fine spettacolo Gianfranco Sica ha consegnato una targa ricordo al regista.

GRAZIE A TUTTI !!!

Articolo a cura di Carlo D’Andria