Uganda – Progetto dell’ISGF “Un ricovero per i rifugiati del Sud Sudan in Uganda”

Dove siamo con il progetto?

Bruxelles 20 giugno 2018

Cari membri, cari amici

Nell’ottobre scorso, l’ISGF ha sollecitato il vostro aiuto  per poter fornire ai rifugiati sud sudanesi,forzati a fuggire dalle loro case a causa della guerra e della carestia, dei ricoveri temporanei, specificamente delle tende.

Da allora, voi avete dato prova di grande generosità permettendo all’ISGF di raccogliere la somma di14.100  euro ad oggi, mentre il gruppo dell’ISGF, composto dai membri del Comitato Mondiale e dal NSGF ugandese, ha lavorato intensamente per realizzare l’obiettivo.

Dalle visite a diversi ministeri a visite al campo di Imvepi, L’ISGF è stata informata che le necessità nel campo hanno subito una evoluzione. Le autorità locali, riconoscendo l’aiuto prezioso dell’ISGF, ci hanno proposto di fornire dei ricoveri più duraturi:

DELLE CAPANNE TRADIZIONALI

Perché?

Le tende possono servire come ricoveri provvisori ed hanno una durata limitata, al massimo di sei mesi, a causa del clima e delle caratteristiche del materiale impiegato. Le tende possono essere utilizzate solo per i nuovi rifugiati in arrivo e posizionate nella zona di ingresso principale, prima che i rifugiati abbiano ricevuto un luogo definitivo nel campo.

In ragione della situazione prevalente in Sud Sudan e del numero crescente dei rifugiati in arrivo ad Imvepi, il campo deve gestire dei soggiorni più lunghi( da molti mesi a molti anni) ,sempre cercando di offrire delle condizioni di vita corrette e decenti ai rifugiati.

Di conseguenza, tenendo conto degli elementi su menzionati, noi vorremmo informarvi in quali termini

Il progetto ISGF sarà modificato e riorientato:

  • L’ISGF sosterrà la costruzione delle capanne tradizionali fatte con mattoni e piastre metalliche, di una dimensione di 3 metri x 3 metri, che possono accogliere 4 persone adulte ed in accordo ai criteri richiesti dal campo per la costruzione.
  • Il team di progetto  ISGF ha già identificato i costruttori adatti sul campo, contribuendo a sostenere l’economia locale.
  • Questo tipo di ricovero è più oneroso, 514 euro in luogo di 25 euro per una tenda. Però questo ricovero ha una durata di vita più lunga, si considera  dell’ordine di anni, e di conseguenza l’aiuto di ISGF sarà ben più utile e confortevole per i rifugiati.
  • Considerando il budget previsto dall’ISGF ( 25000 euro), l’ISGF  prevede di poter fornire 50 capanne permettendo di alloggiare 200 persone.
  • Ogni capanna tradizionale finanziata dall’ISGF sarà identificata dal logo ISGF, che sarà pure visibile nel pannello all’entrata del campo, fornendo cosi una migliore e maggiore visibilità all’ISGF.

Noi crediamo che voi possiate condividere le modifiche che l’ISGF è in corso di realizzare al progetto, come valida dimostrazione della reattività e capacità dell’ISGF di adattarsi nell’intento di meglio servire chi si trova nel bisogno.

Grazie alle donazioni che abbiamo già ricevuto, noi siamo in grado di far partire immediatamente la costruzione delle prime 20 capanne. Si tratta della prima tappa di realizzazione del progetto e noi avremo ancora bisogno del vostro sostegno per poter raggiungere l’obiettivo finale: 50 capanne per rendere la vita di 200 rifugiati più facile e sopportabile.

Vi terremo informati del progresso del progetto attraverso foto e comunicazioni a disposizione presso il sito internet dell’ISGF è http://www.isgf.org.

Con i nostri più sentiti ringraziamenti per la vostra cooperazione e comprensione.

Amicizia fraterna con tutti voi.

Mathius Lukwago
Presidente
Comitato mondiale ISGF

 

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’Stare ai margini’: Casa di Benedetta

Dal febbraio 2017 i nostri amici del Masci di Reggio Calabria unitamente ad altre associazioni e movimenti coordinati dalla Caritas Diocesana hanno stipulato  con la Prefettura di Reggio Calabria una convenzione per l’accoglienza di Minori Stranieri Non Accompagnati.

I Padri Monfortani hanno messo a disposizione un edificio in fase di ristrutturazione  per l’accoglienza di 15 minori stranieri ai quali garantire:

  • Inserimento scolastico,
  • integrazione in gruppi scout,
  • analisi cliniche,
  • iter burocratici per i documenti
  • giardinaggio, orto e varie attività manuali, grazie alla presenza di spazi esterni oggetto del comodato d’uso gratuito.

 

Eccomi vuole continuare a sostenere il progetto ‘Stare ai margini’ in ricordo di Riccardo Della Rocca raccogliendo fondi per:

  • lavatrice 8-10 kg
  • biancheria per i letti
  • utensili e batteria da cucine
  • piatti e bicchieri

 

Chi desidera può inviare il proprio contributo a Eccomi – Associazione di volontariato Onlus tramite:

  • conto corrente postale:  n° 78044310
  • assegno non trasferibile, intestato a “Eccomi Onlus
  • bonifico bancario al seguente IBAN: IT77Q0501803200000000118601 (presso Banca Popolare Etica – Agenzia di Roma Via Parigi, 17 – 00185 Roma)

causale del versamento: progetto ‘Stare ai margini’ in ricordo di Riccardo Della Rocca , COGNOME, E-MAIL

sostegno ai terremotati del centro Italia

Sono finalmente iniziati i lavori per la sistemazione e la messa in sicurezza del palazzetto dello sport di Cascia

Grazie alla generosità di tanti amici che vi hanno aderito, la raccolta fondi per il sostegno delle popolazioni del Centro Italia colpite dai terremoti hanno superato ogni aspettativa.
I progetti programmati dalle varie regioni possono così essere portati a termine con l’aggiunta di nuove iniziative.
Tra queste il Masci Marche ha organizzato per i giorni 13-14-15 ottobre una “Route della Solidarietà” allo scopo di contribuire alla rinascita della zone colpite dal sisma e mantenere vivo l’interesse sulla grave situazione. Alla fine dei tre giorni è stato possibile dare all’Associazione “Io non Crollo di Camerino”, partner dell’iniziativa, un assegno di 500 euro come contributo per la ricostruzione.

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Zambia Nuovo progetto

Sollecitati dal Governo e la diocesi di Mansa, la ONG “Saint Nicholas Community Care Centre”, sta preparando un progetto da seguire come controparte locale, d’intervento socio culturale che riguarda una popolazione di 30.000 persone, negletta e dimenticata, nelle paludi del lago Bangweulu nel nord del paese, al confine con quella parte del Congo, il Katanga, dove in questi ultimi anni sono “scomparse” trecentomila persone nella guerra tra bande rivali per lo sfruttamento delle miniere di coltan. Molti di questi sono arrivati a condividere la miseria degli abitanti delle suddette paludi.

L’impresa è ardua e necessita di un contributo di più Istituzioni, sponsor e ONG. Il capofila potrebbe essere il “Centro Pace di Assisi” con il quale si è già lavorato per l’accoglienza in Umbria dei profughi degli ultimi due anni. Presto la Ministra zambiana dello Sviluppo, Emerine Kabanshi, verrà in Italia per incontrare una serie di ONG ed Istituzioni, secondo un’agenda preparatale dal nostro ambasciatore a Lusaka. Parlerà loro di questo progetto, sperando poi che qualcuno voglia aderire offrendo la propria expertise e la propria capacità di trovare fondi.
Di seguito alcune foto dell’area delle paludi dove si sono svolti due sopralluoghi negli ultimi mesi.

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Buone nuove dal Burundi

Di passaggio a Roma per lo svolgimento della sua attività pastorale in Europa, abbiamo incontrato il presidente della Conferenza Episcopale del Burundi e vescovo di Muyinga Mons. Joachim Ntahondereye.
Sempre cordiale e disponibile, ci ha aggiornato sui progetti che Eccomi continua a svolgere nella sua diocesi.
Sembra che nella zona, tra le più povere del Burundi colpita periodicamente da carestie causate dalle condizioni climatiche, sia ritornata un po’di calma dopo una forte instabilità causata dalla repressione da parte del governo alle opposizioni.
Le cooperative rurali femminili nate nel 2010 con il sostegno di ECCOMI, continuano la loro crescita in modo attivo e produttivo nonostante la mancanza di una presenza dall’Italia a fungere da ponte.
vedi link Burundi: Progetto cooperative donne batwa

I lavori d’intervento nella scuola presso la parrocchia di Ntega sono ripresi dopo l’invio della seconda tranche dei contributi dei sostenitori del progetto. Il nuovo edificio è quasi completato (manca solo il tetto). Prima di fine anno invieremo una terza tranche di contributi dopo una verifica sull’avanzamento dei lavori.
Vedi link scuola Ntega

La scuola da poco iniziata, dopo il calo dovuto alle fughe dal paese di molte famiglie, ha visto quest’anno scolastico un maggior numero di iscrizioni. Ci auguriamo tutti che questo sia un segnale positivo per un cambio culturale del Paese.
Abbiamo assicurato il nostro impegno nella ricerca di padrini per sostenere i bambini e ragazzi più bisognosi che altrimenti non potrebbero frequentare la scuola perché siamo convinti che:
“L’istruzione è l’arma più potente che puoi utilizzare per cambiare il mondo.” (Nelson Mandela)
vedi link scolarizzazione

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Le ragazze dell’Atelier acquisiscono commesse…

Le ragazze dell’Atelier continuano a lavorare e ci sono concreti segni di ripresa dell’attività, tanto che ci hanno pregato di rinviare a Bujumbura alcuni manufatti perché hanno venduto tutto e sperano di vendere ancora. Tutte stanno benone sono serene e piene di speranza e voglia di lavorare.
Quest’anno le ragazze si sono fortemente impegnate ed hanno mantenuto i costi entro i limiti da noi fissati con una perfetta tenuta della contabilità .Si sono attivate moltissimo per trovare nuovi clienti ed hanno dato prova di senso di responsabilità ed iniziativa : credo che questo rappresenti per noi un successo perché siamo riusciti a formarle e dar loro la necessaria responsabilità.

IMG-20170922-WA0003Hanno acquisito autonomamente commesse importanti (vedi foto che le ritrae mentre confezionano delle uniformi ) ed eseguono con puntualità anche gli ordinativi che facciamo pervenire.
Sul piano personale sono tutte molto serene e felici (hanno confidato ad un missionario che ci aiuta molto che non si sentono più handicappate….).

In particolare Evelyne che ha riacquistato il perfetto uso delle gambe, grazie ai vari interventi operatori di cui Eccomi è stato il promotore, si muove con grande agilità ed è totalmente autonoma (vedi foto con bebè comunque non suo).

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Ovviamente si sono aggiunte nuove nascite che allietano la loro vita ed anche quella dell’ Atelier.
Di tutto ciò siamo fieri !!!!.

Stare ai margini


Nel 2016 i fondi raccolti per questo progetto hanno permesso:

• di attrezzare meglio con piccoli elettrodomestici (forno microonde, tostapane, aspirapolvere, frullatore, piastra da cucina, phon) la casa di accoglienza ‘Costruire la speranza’ per migranti e indigenti

• sono stati acquistati contenitori per la distribuzione di tè e caffè caldi ai migranti al porto e ai poveri di strada insieme a un apparecchio per avvolgere nel cellofan i panini in distribuzione.

• sono stati acquistati 10 equipaggiamenti scout per ragazzi indigenti.

 

Protocollo di intesa con gli Scout etiopi

intesa scout etiopiaDall’Etiopia il Presidente Ciro Cirillo e l’equipe del progetto ci mandano questa importante comunicazione:

Il 18 Febbraio ad Addis Abeba, è stato firmato il protocollo di intesa tra Eccomi Onlus ed Ethiopian Scout Association per rinnovare l’impegno che fonda Progetto HARAMBEE ETHIOPIA con il sostegno dei settori internazionali di AGESCI e MASCI.

Un ottimo risultato che segue un grande lavoro di squadra!!

Con questa intesa si confermano i valori fondanti del progetto, le  finalità, e le modalità dell’intervento e si mettono le basi per sviluppare nuove iniziative. Da questo passaggio esce rafforzato il rapporto di collaborazione con il settore internazionale di Agesci.

Notizie dell’orfanotrofio in Haiti

Pascale Salomon, la sorella di Philippe, ha passato il mese di agosto nell’orfanotrofio in Haiti che il Masci ha sostenuto con Eccomi nel 2010, anno in cui ci fu il terribile terremoto.

Questa è la lettera che ci ha mandato:

HAITI 2014

LA MAISON DES PETITS DE DIQUINI

Ho dovuto aspettare qualche giorno prima di scrivere questa lettera perché scriverla significa per me aprire la scatola dei tesori delle memorie condivise con i bambini.  Mentre ricomincia il mio lavoro con i bambini a scuola posso finalmente aprire la scatola e condividere con voi amici l’incredibile esperienza che mi ha riempito il cuore, mi ha dato speranza e ha rinnovato il senso del mio impegno.

L’arrivo a Diquini è sempre travolgente, i bambini aspettano ansiosamente, circondano l’auto, sono pronti a baciarti e abbracciarti e non vedono l’ora di accoglierti nuovamente nella loro vita.  I nuovi bambini seguono, alcuni guardano con sospetto questa “zia” di cui tutti parlano;  osservano in disparte e alla fine si uniscono al coro da lontano.

Dopo un bicchiere di succo fresco e delizioso si aprono le valige e un’ora dopo stiamo tutti ad infilare perline, a fare braccialetti e a provare alcuni dei nuovi giochini.  Quest’anno non avrei potuto lavorare efficacemente senza l’aiuto dei capitani di squadra Steevenson, Domino, Richnard, Yvekesline e Singer.  Ognuno di loro ha scelto un gruppo di bambini di età tra i 3 e i 10 anni, con i quali ha lavorato, guidando ciascuno nelle diverse attività.

Quest’anno eccezionalmente è arrivato anche un gruppo di 10 scouts francesi che avendo sentito del progetto di Diquini da Roberto e Ombeline  ha raccolto i fondi per il viaggio con l’aiuto del comune di Versailles, ha piantato le tende nel terreno della nostra casa famiglia, portando un significativo contributo di idee e vitalità.

Ispirati dai numerosi programmi televisivi di cucina abbiamo pensato di  aggiungere  questo tipo di attività al repertorio di piccoli lavori di artigianato che già facevamo.  Mentre io insegnavo ai bambini a fare crostate, biscotti decorati di zucchero e pizza, mia sorella si dedicava ad insegnare alla cuoca nuove ricette da aggiungere al menu quotidiano.

Adesso ci sono 39 bambini nella famiglia e ogni giorno è riempito dalle  richieste e dai bisogni di ognuno di loro.  Come in ogni famiglia le diverse personalità interagiscono, si discute, si litiga, si piange e si fa pace prima di andare a dormire.  Dopo solo pochi giorni si riesce a distinguere chi ride e chi piange, chi probabilmente ha  cominciato il litigio, chi ha nascosto i giocattoli, chi si sente triste e chi si sente escluso.  La giornata inizia fin dalle sei quando i più mattinieri scivolano in giardino in cerca di manghi, altri si avventurano nella stanza polifunzionale per essere i primi a giocare con il Nintendo;  altri aspettano in silenzio di sentire un movimento nella stanza dove dormo con mia sorella per chiedere di giocare con il mio ipad.  I giorni alla spiaggia sono stati memorabili e per andare tutti abbiamo affittato un pulmino oltre a quello che abbiamo a Diquini.  Nessuno è rimasto a casa, tutti hanno vissuto l’avventura del mare, anche i più piccini di 9 mesi hanno assaggiato l’acqua salata del mare sguazzandoci  nei loro costumini colorati.

L’aumento del numero di bambini ospitati adesso non ha cambiato l’atmosfera familiare che è il cuore stesso de “La Maison”.  Philippe e Marie Carmel continuano ad essere il papà e la mamma amorevoli per tutti i bambini.  I loro diversi ruoli nell’ organizzazione giornaliera permettono lo svolgersi tranquillo della vita, ma la necessità di avere qualcun altro per alleviare il peso degli infiniti bisogni dell’orfanotrofio sta diventando urgente e imperativa.  Mia sorella ed io siamo riuscite a trascinarli via per un weekend, per celebrare il 60° compleanno di Philippe e speriamo che si rendano conto che meritano di prendere ogni tanto un po’ di tempo lontano dai bambini per riprendere le forze, avendo fiducia che i semi di responsabilità  impiantati nei ragazzi più grandi e nei sorveglianti possano dare frutto.

Di sera, dopo cena, quando i bambini si siedono a guardare un film è il momento per noi di parlare della giornata trascorsa.  Io spesso mi informo sull’ambiente familiare di alcuni dei bambini e sulle loro vicende in modo da capire meglio il loro comportamento e la loro personalità.  Sentire le loro storie di abbandono e di abusi all’interno e all’esterno della famiglia spezza il cuore pensando a quanto queste giovani vite abbiamo già sofferto.  Stupisce vedere come possano riuscire comunque ad andare avanti e a fare bene a scuola, a crescere come individui.  I loro sorrisi e il loro atteggiamento positivo raccontano una storia di speranza racchiusa nei rapporti d’affetto con gli altri bambini e nelle cure amorevoli di Phil e Ti Cam.

Vedendoli crescere riconosciamo I loro diversi bisogni, fra poco cominceranno I lavori per la costruzione di una ulteriore stanza per ospitare le ragazze adolescenti che meritano uno spazio un po’ più privato.  Stiamo esaminando le future possibilità di studio di questi bambini e ragazzi, e il modo di aiutarli ad integrarsi nella società come cittadini produttivi.

Andando in giro per la città l’atmosfera è serena, tutti parlano al cellulare come in ogni altra città del mondo,  si notano i notevoli sforzi fatti per tenere la città pulita con frequenti raccolte dell’immondizia.  Ci sono festival, musica e la sensazione che le cose stiano cambiando e che la gente stia riguadagnando l’orgoglio perduto e la speranza per il futuro.

Lasciare la casa famiglia è sempre molto difficile per me;  lascio mio fratello e Ti Cam e tutti i nipoti con i quali ho condiviso infinite ore di interazione.  Lascio anche mia sorella che riparte per la California da dove quest’anno ci ha raggiunti a Diquini.  Quando me ne vado li bacio ad uno ad uno e ho una parola per ognuno perché voglio che si rendano conto di quanto importanti siano per me come individui.  Me ne vado con il cuore colmo di emozione ma anche di senso di perdita e di vuoto.  Mi consola pensare che la mia famiglia e il mio lavoro è qui, a condividere le innumerevoli storie dei bambini, a mantenere i legami con i donatori e a passare parola così che chi ascolta continui ad essere parte della storia de La Maison des Petits de Diquini.

Pascale

Togo chiama… M.A.S.C.I. risponde-campo di animazione “ASRAMA 2014”

Siamo rientrati dal Togo da pochi giorni.

L’Africa è sempre una grande emozione, quasi impossibile da trasmettere a voce e ancor  più da mettere per iscritto, le parole non colgono a fondo le sfumature… le sensazioni.

Ciro Cirillo, Roberto Amadori ed io insieme ad altre due donne, Carmen e Sara, simpatizzanti del  movimento ma non censite, abbiamo affrontato il servizio Togo a viso aperto e con un po’ di incoscienza circa “Ebola”, a detta di qualcuno, ma tutto è bene quel che finisce bene.

Un po’ del soffio vitale dell’Africa ci aveva contagiato ancor prima della partenza.

I togolesi, ma presumo sia così nello spirito indomito di tutta l’etnia, non cambiano mai un programma: un impegno preso si rispetta.

Noi abbiamo sperimentato ciò una sera, viaggiando in moto-taxi sotto una pioggia torrenziale attraverso 10 km di foresta equatoriale e strada sterrata per andare nel villaggio di Touheudeue, invitati a cena da George, il nostro accompagnatore locale.

campo di animazioneTutto era pronto nel villaggio di Asrama, gli impegni già presi: 108 bambini ci aspettavano per un campo di animazione, della durata di 3 settimane.

Il servizio è iniziato martedì 4 agosto ed è stato strutturato in 4 laboratori: ceramica, disegno, recitazione e attività motorie. Queste attività ci hanno visti impegnati quasi tutti i giorni dalle ore 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 (dopo c’era il buio).

A volte eravamo costretti ad usare le aule scolastiche o la chiesa a causa delle piogge che, in questo periodo dei monsoni, sono frequenti.

I bambini erano euforici, ma noi adulti  ci siamo subito resi conto che, senza mediatori culturali, non saremmo riusciti nell’impresa. Alcuni di loro infatti parlano solo il dialetto locale e capiscono con difficoltà il francese. Inoltre le modalità di approccio educatore-bambino sono impostate in modo piuttosto autoritario che si discosta di gran lunga da quello in uso in Italia.

Assoldati George, Olivier e Jacques, tre insegnati della scuola cattolica campo di animazionepresso cui eravamo ospiti i lavori sono iniziati. I laboratori sono stati animati da Sara e George per la ceramica, Carmen per disegno e scenografia e con lei gli insegnanti togolesi collaboravano a turno, io con Jacques per giochi e canti e si univano a noi anche Roberto e Ciro quando erano liberi da impegni. Il maestro Olivier si è occupato della regia e della sceneggiatura dello spettacolo finale.

Grande la soddisfazione di tutti: noi che davamo un senso al nostro servizio; gli insegnanti che percepivano uno stipendio, in quanto nel periodo di chiusura delle scuole non  ricevono alcuna retribuzione; i bambini che per la prima volta eseguivano compiti/esercizi che non erano giudicati dal rendimento e da un voto partecipavano con passione alle attività educative e ludiche  proposte loro “gratuitamente”.

Il campo si è concluso con una pièce teatrale, cui hanno partecipato attori straordinari: i bambini del campo di animazione di Asrama!!!

Lo spettacolo si è svolto nella capanna dello chef alla presenza di tutte le autorità locali in primis Chef Canton (l’autorità più alta in loco) e di tanti spettatori riscuotendo un grosso successo.  Per noi i complimenti di tutti!!!….DSCF2044

Roberto e George, il nostro accompagnatore locale che, provvisto di una moto, è stato a nostra  disposizione giorno e notte per tutta la durata del soggiorno, si sono occupati degli approvvigionamenti e di tutta la parte pratica della nostra permanenza.

Ciro è stato impegnato a completare i due progetti in corso: i banchi scolastici e l’illuminazione del centro sanitario di Asrama, attraverso vari incontri con le autorità locali e sanitarie.

Tutti gli spostamenti avvenivano in moto-taxi.

La cultura è un punto nodale: poche sono le scuole pubbliche, molte sono private e/o confessionali per cui le famiglie debbono comunque dare un contributo economico, anche se non troppo esoso. L’abbandono scolastico è alto.

In alcune scuole le lezioni si tengono sotto una grande capanna, i banchi sono quelli che hanno accompagnato  la nostra scola italiana fino agli anni sessanta e oltre, ma, di seggiolini noi ne avevamo uno ciascuno mentre  lì sono sostituiti da un unico asse di un metro e venti sul quale trovano posto cinque (sì, avete letto bene, proprio cinque) alunni.

Avendo fatto un’esperienza simile anche in Burkina Faso, ritengo che, per migliorare le condizioni del popolo africano, sia assolutamente indispensabile, da parte degli altri popoli, investire sulla sanità e sulla cultura.

Assieme ai bambini abbiamo assistito, felici e orgogliosi, alla consegna dei banchi del precedente progetto “100 banchi per Asrama” alla presenza delle autorità scolastiche e locali.

Con una cena conviviale in puro stile togolese, abbiamo festeggiato l’illuminazione con pannelli solari del presidio sanitario di Asrama. Roberto mi aveva raccontato con molta tristezza di aver assistito ad una visita di pronto soccorso ad un bambino di pochi anni, fatta alla luce di un lume a petrolio.

Che evento l’illuminazione!!! per alcuni è misterioso come possa essere prodotta energia da un pannello…

I banchi, come pure i pannelli solari  ed altro materiale se acquistati o costruiti in loco, permettono di dare una piccola spinta all’economia locale, molto limitata e legata prevalentemente ai prodotti della terra e alle stoffe, ma purtroppo anche ai prodotti che la Cina sta immettendo a piene mani, monopolizzando quel mercato retto da un’ economia povera.

Alcune informazioni logistiche: noi siamo stati ospiti di padre Justin, parroco dell’unica chiesa cattolica di Asrama, villaggio di seimila anime. Avevamo a disposizione stanze confortevoli con l’acqua corrente, pompata dal pozzo. Il cibo veniva preparato alternativamente da noi (cibo italiano) o dalla collaboratrice parrocchiale (cibo togolese).

La corrente, prodotta da un generatore, era concessa dalle 18,30 alle 22… poi ci illuminavano le stelle e il cielo dell’Africa.

 

Vanda Sansovini

 

Atelier l’Espoir: nuova sede

atelierGrandi novità: l’atelier si è trasferito presso la casa di accoglienza dei Saveriani  in Bujumbura. La casa di accoglienza in cui era inserito chiude per cui Emilia ha cercato una nuova sede ed ha trovato la grande disponibilità dei Saveriani ad accogliere il laboratorio di ricamo e cucito. Grazie di cuore a Padre Modesto e Padre Giovanni.

Le ragazze sono felici e, dopo un periodo di difficoltà, hanno ripreso a lavorare con lena ed entusiasmo riuscendo sempre ad ottenere prodotti belli e rifiniti.

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Operazione Burkina Faso 2013

l’Africa evoca per tutti un paese dalla natura selvaggia dove vivono tanti animali pericolosi e dove la propria vita è sempre messa alla prova. Questo stereotipo sarà destinato a cambiare perché l’Africa è sempre più vicina.

Anche quest’anno la nostra visita in Burkina Faso ha dato molti frutti.

La nostra attività con l’Associazione Scout del Burkina Faso è ormai legata a

  1. un impegno di accompagnamento dei clan AGESCI che desiderano fare un’esperienza significativa in AFRICA e verificare in loco il progresso degli impegni presi con noi del MASCI e dell’AGESCI con l’ASBF e l’associazione degli Adulti Scout e Guide del BF. Quest’anno il clan di Bagnacavallo 1 ha vissuto
    il clan di Bagnocavallo 1

    il clan di Bagnocavallo 1

    l’esperienza entusiasmante della route in Burkina Faso condividendo per quattro giorni la vita da campo con un gruppo di scout locali e poi ha fatto servizio per un progetto di piantumazione e riforestazione e in un ospedale locale

  2. un impegno riguardante la formazione dei Capi scout: abbiamo iniziato un’azione di aiuto per la realizzazione di “campi scuola” per futuri capi unità del BF. L’azione che stiamo finanziando ha la durata di 3 anni e consta di fine settimana di formazione da realizzare a livello regionale. L’attività è iniziata con la formazione dei formatori.
    firma protocollo di intenti con i capi scout del BF

    firma protocollo di intenti con i capi scout del BF

    Nell’incontro del 17 Agosto è stato ufficialmente firmato il “protocollo di intenti” già approvato dai presidenti Agesci e MASCI

  3. un impegno di formazione degli Assistenti Ecclesiastici scout: abbiamo concordato con gli Scout de France di organizzare assieme all’AGESCI e alla CICS (conferenza internazionale cattolica dello scoutismo) uno stage di alcuni giorni per tutti gli Assistenti Ecclesiatici di Burkina Faso, Togo, Costa d’Avorio, Benin con l’invio di una staff di sacerdoti dall’Italia e dalla Francia.
  4. un impegno per un nuovo impulso dello Scautismo Agricolo: il progetto prevede di realizzare 3 fattorie pilota nelle località di  Reo, Bobo Dieulasso e Zigmaré
  5. un impegno a favorire gemellaggi tra gruppi scout italiani e gruppi scout del BF per un dialogo ed uno scambio di esperienze con la possibilità di reperire attrezzatura da campeggio da donare agli scout del BF

Con l’Associazione Guide del Burkina Faso abbiamo espresso l’impegno di sostenerla nella realizzazione dei seguenti progetti:

  1. allevamento di maiali: siamo in grado di finanziare questa attività con i fondi già in possesso.
  2. campi di formazione per le capo delle Guide
  3. formazione scolastica e spirituale delle Guide
  4. informatizzazione della sede Nazionale delle Guide
sede dell'Associazione Guide

sede dell’Associazione Guide

Burkina Faso: intervista ad Alberto Albertini

  • burkina-1 ·   Gli scout hanno cominciato a fare i campi di formazione programmati?

Si, con un pò di fatica hanno realizzato il primo corso di formazione per capi brevettati (badge de bois) come li chiamano loro.

  • ·   Cosa fanno gli Adulti Scout del BF?

Gli adulti Scout in BF hanno soprattutto la finalità di riunire i vecchi scout e simpatizzanti, coltivare la fraternità scout tra i suoi membri, realizzare una educazione morale e spirituale dei suoi membri, promuovere lo sviluppo dello scautismo, partecipare alle attività di sviluppo sociale, economico e culturale del Paese, sviluppare un partenariato attivo con qualsiasi persona fisica o giuridica avente gli stessi obiettivi.

Inoltre gli adulti scout burkinabè sono pronti a fornire supporto ai giovani che praticano scautismo in Burkina. E ‘per questa ragione che sostengono iniziative come la raccolta di risorse finanziarie per la partecipazione a riunioni internazionali, contribuiscono alla formazione dei capi.

  • ·         Ci sono novità circa i progetti previsti con le Guide del BF?

Si, le guide ci hanno presentato alcuni loro progetti. Uno riguarda quello di dotare il loro centro, di materiale informatico ed accesso ad internet; un altro riguarda la realizzazione di una struttura (fabbricato) da utilizzare come asilo, annesso al centro guide; un allevamento di maiali da rivendere alle macellerie, per realizzare posti di lavoro per le ragazze e le giovani donne.

Stiamo al momento contattando anche altre organizzazioni scout europee per unire le nostre forze ed aiutare le guide e gli scout nella realizzazione dei loro progetti.

  • ·         Avete realizzato qualche evento di raccolta fondi burkina 2 per i progetti in BF?

Non abbiamo lanciato una campagna di raccolta fondi ad hoc per il Burkina Faso, ma le nostre comunità Masci e i gruppi Agesci con i quali collaboriamo, sono da qualche tempo impegnati a raccolte fondi.

  • ·         Pensi che ci sarà questa estate una missione in BF per il monitoraggio dei progetti?

Quest’anno, andrà in BF un clan dell’Emilia Romagna che ci ha chiesto di formarli e aiutarli nella loro permanenza in Africa, stiamo valutando se affiancare a questo gruppo anche uno o due responsabili del progetto che potrebbero fare, oltre che da supporto al clan,  dei sopralluoghi e valutare l’andamento dei progetti.

                                      Alberto  Albertini è il responsabile del progetto in Burkina Faso

Célénie

Célénie MuKuranasoni ha voluto, inviandoci una bella lettera con alcune fotografie, che  Eccomi le fosse vicino e condividesse un giorno tra i più felici, pieno di speranze e aspettative: il giorno del suo matrimonio.

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Rapporto osservazione Elettorale (MOE UE) – Burundi 2010

I. RÉSUME

La seconda competizione elettorale post-transizione che l’organizzazione, per la prima volta, realizza completamente con le autorità burundesi, senza la forza militare internazionale, è stata segnata dal consolidamento al potere del partito presidenziale il CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia) in tutte le istituzioni del paese. In particolare attraverso la rielezione del Presidente del Repubblica Pierre Nkurunziza per un secondo mandato, si è ottenuta la maggioranza assoluta all’assemblea Nazionale, al Senato ed in quasi tutte le Amministrazioni comunali.

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Elezioni del 2010 in Burundi

Cliccando su final-report-burundi-2010_fr  si può leggere il rapporto completo della Commissione Europea di Osservazione Elettorale (73 pagine, in francese ).

E’ un documento molto interessante e completo e dà una fotografia del Burundi alle prese con le elezioni, svoltesi quest’anno in cinque successive tornate da maggio a settembre,  conclusesi con la vittoria del partito e del presidente al potere e con l’abbandono dell’opposizione con accuse di brogli e irregolarità.

In realtà dal rapporto si evince che pur con alcune violenze (uccisione di alcuni candidati ad opera di persone vestite da militari, imprigionamento di circa 300 militanti da parte delle autorità), le modalità di svolgimento delle elezioni sono state relativamente calme pur essendo le procedure ed i regolamenti applicati approssimativi ed incompleti per lo standard europeo.

In particolare sono interessanti (come sintesi) le prime 6 pagine (Resumè) e la pagina 46, dove si descrive la partecipazione al voto dei Batwa  che  Eccomi  ha reso possibile.

Malaria: l’Africa paga il prezzo più alto

Il 25 aprile si celebra la Giornata mondiale contro la malaria. Ogni anno colpite 250 milioni di persone, 850 mila i morti. Il direttore di Amref, Simmons: “L’89% dei decessi si concentra nel continente nero e i più vulnerabili sono i bambini che hanno meno di 5 anni: 1 su 6 perde la vita. Per invertire la tendenza è fondamentale intervenire sul fronte della prevenzione, il solo uso di zanzariere trattate con insetticida riduce del 20% il numero dei contagi”.

– Unicef: “Inaccettabile che i bambini muoiano per una puntura di zanzara”. Il direttore generale Veneman lancia l’appello: “Gli interventi di prevenzione funzionano, ma è necessario aumentarli e renderli più sistematici per arrivare a una migliore copertura di zanzariere trattate con insetticida e a un maggiore utilizzo di farmaci antimalarici”.

Eccomi  ha già fornito al convitto Rugari delle zanzariere ma col vostro aiuto si potrebbe fare ancora un altro piccolo passo.

 

Elezioni in Togo

La Caritas teme violenze in occasione delle elezioni
(Radio Vaticana, 16/02/2010)

Caritas internationalis si mobilita in occasione delle elezioni che il 4 marzo prossimo si terranno in Togo. Si temono, infatti, come riferisce l’agenzia Sir, nuove violenze ed un enorme esodo di rifugiati verso il Benin. In effetti, dal 1991 ad oggi, a causa dell’irregolarità del voto, tutte le elezioni che si sono svolte in Togo sono state caratterizzate da violenze e repressioni, costringendo alla fuga decine di migliaia di togolesi. La Caritas si sta preparando per organizzare gli aiuti che saranno necessari, ossia la distribuzione di viveri, i trasporti ai campi per rifugiati, gli alloggi, le cure sanitarie ed i rientri in Togo quando la situazione si sarà calmata. Secondo varie fonti, il rischio violenze all’indomani dello scrutinio è molto alto, perché sicuramente vi saranno contestazioni delle elezioni. (F.C.)

Carta di identità per i Batwa

Per la prima volta nella storia del paese circa 16.500 Batwas – che significa pigmei in lingua kirundi – hanno ricevuto una carta d’identità in vista delle prossime elezioni generali. Il documento porta con sé non solo il diritto al voto ma anche quello alla salute e all’istruzione gratuite, spesso negate a un gruppo minoritario e marginalizzato. Da Bujumbura, fonti del ministero degli Interni precisano che la consegna della carta d’identità nazionale ai Batwas – circa l’1% della popolazione – rientra in un programma di riabilitazione del gruppo che vive lontano da tutti, soprannominato ‘figli della foreste’. Intanto proseguono le operazioni di consegna del documento in 129 comuni per un totale di un milione di cittadini che raggiungeranno la maggiore età entro Maggio, primo appuntamento con le urne, e potranno iscriversi nelle liste elettorali. Le elezioni generali cominceranno con la scelta dei consiglieri comunali, il 21 Maggio prossimo, e culmineranno con il primo turno delle presidenziali il 28 Giugno; secondo gli osservatori, il voto rappresenta un appuntamento cruciale per consolidare una pace ancora fragile dopo anni di conflitti e guerre (dal 1972 fino agli ultimi accordi di cessate-il-fuoco del 2009). [VV]

MISNA (Missionary International Service News Agency)

La storia dei Batwa

Budahunga, 5.11.2008

Prima, i Batwa vivevano di caccia e di coltivazione. Passavano il loro tempo alla caccia degli uccelli, delle giraffe degli animali selvatici.

Le donne avevano come incarico di cercare l’argilla per fare i vasi di creta, vendevano i loro vasi per avere un po’ di soldi per comprare del cibo da consumare con la carne degli animali selvaggi portati dagli uomini. Non costruivano abitazioni  solide, ma vivevano nei luoghi dove la caccia era buona. La maggior parte viveva nelle grotte . I Batwa  non pensavano all’avvenire dei loro figli, né a come avrebbero vissuto alla morte dei loro genitori. Essi sapevano soltanto cercare la carne degli animali, ed anche se era guasta la portavano alla famiglia, perché ne mangiasse.

Le altre etnie  si occupavano di agricoltura, cercavano dei campi dove i loro figli potevano costruire delle case in cemento ed inviavano i loro figli a scuola.

I figli Batwa dovevano praticare gli stessi lavori dei loro padri: la raccolta dei frutti e la caccia degli animali selvaggi. Essi potevano seguire i loro padri quando andavano a caccia. Non conoscevano l’igiene del corpo né degli abiti, vivevano nella foresta. Le donne si dedicavano alla danza ed ai canti delle canzoni tradizionali.

Poiché il comportamento dei Batwa era differente da quello delle altre etnie, era difficile che essi potessero condividere un pranzo o bere la birra tradizionale insieme, era proibito cercarsi una donna nelle altre etnie.

Essi non avevano una stabile dimora, né delle case solide ma delle capanne precarie  coperte di foglie di banano o altri tipi di foglie. Non erano soliti curarsi negli ospedali quando erano malati a causa delle loro povertà, ma si curavano con la medicina tradizionale, mentre le altre etnie si preoccupavano dell’istruzione dei loro figli e aspettavano con pazienza il momento di potervi accedere.

Gli uomini non potevano attingere l’acqua nei pozzi, ma soltanto nelle maree.

I Batwa di oggi sono differenti da quelli dei tempi scorsi, essi si preoccupano ora dell’istruzione dei loro figli, ma difficilmente ne hanno la possibilità a causa della loro povertà, ne conoscono, pertanto, l’importanza  anche se ce ne sono alcuni che osservano e vivono ancora alla maniera tradizionale.

I Batwa sono molto intelligenti, amano lo studio, a volte sono i migliori della classe, vi sono anche di quelli che hanno raggiunto le licenze universitarie.

Questa storia  è stata raccontata da  Jean Bosco  alunno della 9^ A
Liceo pedagogico comunale ( un ragazzo Batwa)

Cenni storici sulla regione dei grandi laghi

Nel 1914 la Germania, che aveva il possesso delle colonie nel Ruanda-Urundi (gli attuali Ruanda e Burundi),  attacca le città del Congo Belga sul Lago Tanganica scatenando la reazione del Belgio, alleato della Gran Bretagna che era attestata in Uganda. Tra il 1915 ed il 1916, sia il Ruanda che il futuro Burundi cadono nelle mani degli Anglo-Belgi, in netta superiorità numerica. Nel 1918 la Società delle Nazioni, con il trattato di Versailles, assegnerà il protettorato del Ruanda-Urundi al Belgio e quello del Lago Tanganica alla Gran Bretagna. I Batutsi e Bahutu, così si chiamano la maggioranza degli abitanti della regione, cambiano padrone.

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