Un diario dal Burundi – Parte 2

So che per le donne dell’occidente queste possono sembrare parole forti, ma io mi sono sentita parte della loro Tribù. La mia esperienza sarà un modello per molte altre donne, ne sono certa. Ho sentito il dono di questa investitura di poter essere da ponte tra queste donne e le nostre al punto che tornare è stato difficile, seppure sono stata li solamente dieci giorni, e sento che vorrei tornare.

Lo scambio culturale era forte ad esempio insegnavamo l’un l’altra delle parole, e con i gesti, gli sguardi e i sorrisi scambiavamo le nostre emozioni, ma la cosa che più mi ha colpito è stato l’affetto con cui mi davano le loro figlie in braccio, o il rispetto con cui guardavano ciò che gli davo da fare, cercando di trovare una soluzione alle nostre ovvie difficoltà comunicative iniziali. Io non parlavo francese, ma le nostre produzioni di borsette sono la prova che tutto si può fare con l’amore.
Sono riuscita a spendere con loro una settimana nella loro routine lavorativa sentendomi parte integrante e producendo qualcosa che mi ha reso fiera di me stessa perfino inaspettatamente, soprattutto quando ho riscoperto capacità manuali che avevo dimenticato nel cassetto dell’infanzia che passavo con nonna, quando cucivo e ricamavo. Oppure come quando ho condiviso dei momenti di maternità con alcune di loro che mi hanno lasciato un segno profondo nel cuore.
Poi Emilia, colei che ha creato dal nulla questo atelier incredibile, mi ha fatto da esempio, mostrando profonda devozione al suo lavoro di coordinatrice delle ragazze, i dettagli nei loro lavori non erano mai lasciati al caso e il suo tocco si sentiva forte.

Nel mio piccolo ho sperato e visto la possibilità di fare ancora del volontariato con Eccomi e sto immaginando quanto potrebbe essere utile la nostra continua presenza sul territorio, perché sento che quando ce ne andiamo da lì è come se li lasciassimo sprofondare di nuovo in un loro limbo, il loro Paese ahimè non gli da molte opportunità, e i figli adolescenti stanno già sognando prospettive più elevate, ma non vedono la possibilità così imminente.
Questo mi ha un po’ riempito di tristezza, ma anche armata di coraggio e di buona speranza, come quella riposta nei missionari che vivono sul territorio e fanno da oltre cinquant’anni un’ottimo lavoro. Abbiamo la possibilità di rimanere in servizio anche da lontano, sebbene sento che essere lì di persona abbia un impatto diverso. Mi rimetto a ciò che il signore deciderà, sono ancora giovane e con una vita di volontariato davanti.

 

A cura di Giada Carlucci

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Un diario dal Burundi – Parte 1

ECCOMI,  qual è il tuo ruolo nel mondo?
Chiedeva una suora laica su un’articolo di una rivista che trovai nella sala lettura del piccolo stabile dei Saveriani a Bujunbura, dove ho passato i miei primi 10 giorni in Africa.
Usava proprio la parola “ECCOMI” come mantra per rispondere alla chiamata del Signore di andare in Missione e trovare il proprio posto  nel mondo.
Ho trovato che non fosse una coincidenza che mi fosse capitato quell’articolo davanti, che mi invitata a rispondere subito.

Eccomi è una ONLUS che ha del vero nel suo costante lavoro di volontariato, che porta ai bambini burundesi e alle donne aiuti concreti e stabili.
Mi sono imbattuta in questa no profit grazie alla zia del marito di mia cugina, Emilia D’andria, che dal momento in cui l’ho conosciuta mi ha trasmesso subito l’amore per la sua attività di volontariato e ho creduto che fare un ‘esperienza con lei mi avrebbe portato di sicuro qualche cosa.

Ebbene questo è solo un preambolo mentale, ho molto da trasmettere su un’esperienza umanitaria così diretta, ma a parole non è un’impresa facile, perchè l’Africa è un continente che lascia a  bocca aperta, per l’intensità del popolo e la grande energia che si sente nella sua terra rossa incandescente, profondamente ricca nella sua essenza, seppure povera dal punto di vista occidentale.

Devo dire che a me, seppure piaccia vivere in Europa, essendo cresciuta nei confort di una società evoluta, ma involuta nel lusso e avendo vissuto in pace e democrazia, in certe condizioni di vita, sono molto più a mio agio, umanamente parlando, perchè trovo spesso le contraddizioni e l’isolamento della società postmoderna aberranti, fasulle e inutili.
Quando andai in India, sentii un grande senso di pace,appartenenza e accoglienza; in Africa questo effetto di unità è ancora molto più forte, è come se fosse solo dato a me scegliere a che livello di profondità entrarvi in relazione vera.
Per esempio le donne dell’Atelier di Eccomi sono molto inclusive, gioiose, piene di curiosità e subito abbiamo instaurato, direi addirittura, un rapporto di sorellanza…

 

A cura di Giada Carlucci

Il nostro fantastico Atelier

Durante l’ultima nostra missione in Burundi dal 16 al 25 marzo, abbiamo potuto visitare l’Atelier che sosteniamo ormai da anni.

Lo abbiamo trovato in ottime condizioni e siamo stati accolti con il consueto affetto ed allegria. L’atelier è sempre pieno di bambini festosi, buoni e vivaci, ma anche educati e ben nutriti. Le ragazze hanno messo a punto tanti lavori con la solita bravura ed anche gusto.
Erano in procinto di evadere l’ennesimo ordine dell’Hotel Club du Lac che ogni anno rinnova parte delle tovagliette ricamate con coccodrilli e ippopotami sostituendo quelle troppo usurate.
Inoltre, hanno lavorato (anche il sabato) per poter realizzare parte dei nuovi manufatti da noi proposti e che saranno oggetto del prossimo mercatino di Natale che speriamo sia ricco di belle e nuove proposte.

Durante il nostro soggiorno sono venute all’Atelier due clienti abituali che, attratte anche dai nuovi tessuti  portati, hanno effettuato significativi acquisti ed ordinazioni.
Il nostro arrivo ed i nuovi acquisti hanno rinnovato le speranze e l’energia delle nostre ragazze.
Infine, grazie alle vostre donazioni, siamo riusciti ad aumentare il salario del personale presente.

Giada, che era la prima volta che affrontava la realtà africana, è rimasta molto colpita e catturata dal suo fascino e l’integrazione delle ragazze dell’Atelier con i nostri missionari è stata perfetta.
Condividiamo pertanto il grande ottimismo delle ragazze per il futuro con un occhio attento alla situazione politica che speriamo resti stabile.
Un’ultima considerazione: le nostre visite e la nostra presenza in loco resta un elemento determinante per la riuscita di questo progetto come i tanti che abbiamo intrapreso e quindi: programmiamo nuove partenze.

Aprile 2014 riflessioni sul viaggio in Burundi

Con “Eccomi” in Burundi. Riflessioni aprile 2014
Anna Cocca

Siamo ad Addis Abeba in attesa di imbarcarci per Roma, ho tutto il tempo di pensare e di ripercorrere con la mente il viaggio appena concluso. Burundi. Mi chiedo quale è la speranza di molti popoli africani in un contesto di globalizzazione che con rapidità impressionante e preoccupante trasforma tradizioni, istituzioni, morale.

fratello e sorella condividono la caramella

fratello e sorella condividono la caramella

In questo mondo insoddisfatto e confuso in cui tutto cambia, non vengono poste al centro del processo di trasformazione la vita delle persone e la loro capacità di esserne consapevoli.
Nonostante tutto, si cambia.
Rispetto a due anni fa, quando per la prima volta venni in questo paese, Bujumbura, la capitale, è già cambiata. Sono spuntati bar e locali all’occidentale, supermercati cinesi, banche, ristoranti. Le strade sono pulite, i giardini curati e tanta gente dinamica sembra muoversi indaffarata.
Eppure la povertà si intravede ad ogni angolo soprattutto nei quartieri

una bicicletta!!!!

una bicicletta!!!!

periferici dove povera gente, accosciata su strade sterrate di argilla rossa tra sassi, detriti, macerie e scoli di acqua sporca, vende in cesti polverosi cavoli e banane e dove tantissimi bambini, spesso con abiti più grandi della loro taglia con le spallucce magre scoperte, le gambette secche e i piedini sporchi passano il tempo giocando nella polvere rossa.
Ad ogni angolo si intravede la fame perché non c’è abbastanza cibo per tutti a causa dei disastri naturali, i conflitti, l’arretratezza dell’agricoltura, ma soprattutto per la distribuzione diseguale delle risorse. La fame fisica compromette spesso anche lo sviluppo mentale e intellettivo di tanti bambini sottonutriti creando un ciclo diabolico di necessità.
Noi di “ECCOMI” abbiamo puntato molto sulla scuola, attuando progetti, nella speranza di favorire e preparare le nuove generazioni ad avviarsi verso quella auspicabile trasformazione che dovrebbe mettere l’uomo al centro di una vita consapevole. Comunque non dimentichiamo mai di rifornire soprattutto le garderies (le scuole dei più piccini) di riso e fagioli. È da qui che inizia la trasformazione.

Alfabetizzazione delle donne batwa

Alfabetizzazione delle donne batwa

Dopo Bujumbura si va a Muyinga. Un amico qualche tempo fa mi disse:”Quando andremo a Muyinga e sulle colline vicine, allora conoscerai la vera Africa”.
Nel paesaggio predomina il rosso della terra, che copre di un velo leggero tutte le cose e le persone e il verde brillante delle coltivazioni di tè, di caffè e dei bananeti sullo sfondo blu intenso del cielo.
Le risaie bellissime in fondo alle valli nascondono numerose insidie. Qui la povertà e l’essenzialità della vita diventano prepotentemente concrete.
Ho letto da qualche parte: la povertà è fame, vivere senza tetto, essere ammalati e non avere cure, non poter andare a scuola, non avere un lavoro, ma soprattutto la povertà è mancanza di libertà.
Tra queste colline non si pensa il futuro, ma è vivere giorno per giorno.
La povertà richiede di cambiare il mondo, ma prima è necessario capire e per farlo è necessario condividere almeno in parte l’essenzialità della vita di questi fratelli. In caso contrario si rischia di restare solo osservatori, a volte infastiditi da tanta tragedia.
Poi andiamo in un villaggio batwa, discendenti dei pigmei. “ECCOMI” ha

ragazzine batwa

ragazzine batwa

contribuito alla costruzione di casette di mattoni rossi ma ci sono ancora molte capanne di foglie di banano.
Viviamo in un unico mondo in cui non vi è soluzione di continuità tra territori o nazioni; c’è però una barriera che va abbattuta: l’assenza di speranza garantita dalla povertà.
L’economia mondiale è in movimento, il benessere aumenta anche in questi paesi in via di sviluppo, ma non riesce a coinvolgere tutti. Molti, i deboli e gli ignoranti, restano indietro, ancora inconsapevoli del diritto ad una vita libera perché nessuno li ha preparati al cambiamento.
Distribuiamo caramelle e riceviamo i sorrisi gioiosi dei bambini e della gente di queste meravigliose colline. Si accontentano di poco.
Le donne del luogo hanno formato cooperative con l’aiuto di varie associazioni umanitarie, lavorano in gruppo, studiano per imparare a leggere, scrivere, a fare di conto e a coltivare.
Loro si’ che sono magnifiche perché divengono consapevoli di se stesse.
Il processo è lento per la povertà, le necessità, tanti figli, tanta violenza.
Una bambina si avvicina a noi e ci offre dei frutti: cibo. Restiamo stupiti di tanta generosità.
C’è disomogeneità di crescita in questi paesi e situazioni fortemente diversificate che penalizzano le aree rurali, le donne e i poveri.
Siamo a Gitega e guardiamo gli occhi bianchi dei bambini ciechi dell’istituto in cui ci troviamo per portare lenzuola e asciugamani comprati al mercato di Bujumbura. I bambini giocano con palle sonore dono di “ECCOMI”. Altri piccoli svantaggiati dalla vita, eppure sorridono, ci toccano usando le mani come occhi.
Ora in attesa dell’aereo per Roma mi rendo conto che la povertà confina con l’abbondanza, l’ignoranza con la cultura, la tolleranza con l’incomprensione; tra di esse non vi è confine, basterebbe far scorrere da entrambe le parti le cose buone che esistono nell’uomo, ricordandoci che siamo figli della stessa natura.

 

Viaggio in Burundi 25 settembre -10 ottobre 2012

di Cristina Maccone

Eccomi a raccontare questa nuova avventura in Burundi.
Parto  il 24 settembre notte. Viaggio sola perché Emilia è già li e Cornelia mi raggiungerà tra una settimana.  Prima sorpresa: non arriva uno dei miei tre  bagagli. Mannaggia!
Per il mio soggiorno a Bujumbura mi hanno prenotato una stanza dai Padri Saveriani: una casa di accoglienza per missionari, monache e volontari dove incontro persone straordinarie in un clima di amicizia e di scambio fraterno.
Passo un giorno all’Atelier L’Espoir. Incredibile: Emilia mette anche me al lavoro e con le ragazze cantiamo e ridiamo. Le ragazze ricamano in maniera meravigliosa ed i manufatti sono veramente deliziosi. Il sabato e la domenica si organizza il banchetto di vendita in un hotel sul lago Tanganica.

Vado a portare due pacchi di vestitini per i bambini dell’orfanatrofio gestito da 3 suore di Madre Teresa di Calcutta: 80 bimbi da 0 a 6 anni. Bimbi gettati via, abbandonati, malati, soli: occhioni spalancati verso un futuro tanto incerto.


Partecipo al giro di approvvigionamento delle quattro garderies che ancora non conosco. Due al centro nei pressi di Gitega, una a Ngozi e una a Kirundo nel nord est del Burundi. Il giro di approvvigionamento di tutte le garderies, che l’Associazione Scout Burundi (ASB) si impegna a fare mensilmente, è estremamente importante per i rapporti stretti con gli animatori a cui portano il mensile (grande gioia per un piccolo aumento da parte di Eccomi), con i gestori delle mense a cui affidano le provviste e con i gruppi dei genitori dei bambini che frequentano le garderies. Grande è l’attenzione dell’ASB per i genitori: ogni gruppo ha la possibilità di avere un lavoro generatore di reddito (coltivazione di patate, fagioli, riso, foraggio, manioca ecc) con il quale partecipa al buon andamento della garderie.  I bimbi cantano, ridono, piangono, giocano con me, MANGIANO!

Una mattinata speciale la passo alla garderie di Ngozi  dove gli scout locali hanno portato bibite, Eccomi(io!) riso e fagioli, la delegata del Ministero dell’educazione biscotti e palline da tennis.

I bimbi (192!) sono felici e i genitori ancora di più ed approfittano per fare le loro richieste: un’aula in più, un animatore in più, un allevamento di capre e di maiali anche per fare concime.

A Gitega voglio incontrare Nahi, la bimba cieca che due anni fa abbiamo ospitato per sei mesi a Roma per cure mediche. E’ in classe in questo collegio per ciechi ed ipovedenti. Mi sembra serena, più alta e più snella.

Per due giorni vado in giro sulle colline con Claudina e seguo i corsi di alfabetizzazione e di igiene delle donne, la fabbricazione delle cucine nelle case e presso le parrocchie, cerco di rispondere alle varie richieste di cure mediche. Non avevo mai visto una tigna infetta!

Quando arriva Cornelia ci impegniamo per preparare l’incontro con i ragazzi sostenuti negli studi dai padrini italiani. Prepariamo le borse con 5 kg di riso, 5 kg di fagioli, 1 kg di zucchero, una confezione di the, 3 saponette, una maglietta, una felpa ed una kway, una biro. Il sabato e la domenica vediamo i ragazzi con i nostri referenti e consegniamo loro la busta con la prima trance e la borsa. La loro gioia è grandissima.

Sono tornata. Sono carica di emozioni. Cosa possiamo fare di più? Cosa possiamo fare meglio?

Burkina Faso: missione 2012

dall’inviato: Alberto Albertini
Segretario Nazionale del MASCI

Anche quest’anno ci siamo recati in Burkina Faso per verificare di persona le attività di sostegno e cooperazione e le sinergie con le associazioni delle Guide e Scout del Burkina e con l’associazione degli Adulti Scout recentemente inserita nell’ISGF (International Scout and Guide Fellowship) la grande organizzazione che riunisce tutti gli adulti scout del mondo.
Il paese ci ha accolto con il consueto calore.
Le Guide ci hanno portato subito all’OCADES centro di accoglienza della Caritas a Ouagadougou la capitale. Con le Guide abbiamo un’antica amicizia e abbiamo verificato la possibilità di sostenere il progetto di ristrutturazione della loro sede per realizzare:

  • una sala convegni
  • un ufficio con annesso un piccolo asilo infantile
  • una foresteria per accogliere gli ospiti
  • un centro per finanziamenti alle famiglie attraverso un progetto di microcredito.

Durante il nostro soggiorno abbiamo incontrato più volte gli scout e con loro abbiamo messo a punto il progetto di formazione Capi, che inizierà il prossimo mese di settembre.
Ci siamo recati anche al centro sociosanitario di Tampellin a Kuopela nel Sud-Est del Burkina Faso diretto da Don Giuseppe dell’ordine di Don Orione.
E’ un centro inserito nella savana e composto da un dispensario e dal nuovissimo centro di maternità attivo dal giugno scorso e realizzato anche con i fondi inviati da Eccomi e raccolti dall’AGESCI e dal MASCI. Abbiamo potuto constatare non solo l’utilità ma l’efficacia e l’estrema pulizia di tutto il complesso.
Ci siamo recati a Bobo, la seconda città del Burkina Faso ai confini del Mali, per conoscere nuove realtà sulle quali orientare il nostro servizio. Abbiamo conosciuto profughi che dal Mali si sono rifugiati in Burkina Faso. Ci hanno raccontato del disordine in cui versano queste popolazioni non protette da alcuno. A Bobo abbiamo anche fatto visita ad un orfanatrofio condotto da suore laiche con gli aiuti che provengono dalla Onlus “tante mani per”,  una situazione indescrivibile che pensiamo debba essere aiutata.

IL 4 Agosto abbiamo partecipato come ospiti d’onore alla prima NOTTE DELLO SCAUTISMO. Una serata in stile scout con tutte le componenti dello scoutismo locale e con la presenza del Primo Ministro Luc-Adolphe Tiao ex ambasciatore in Francia ed ex scout e il ministro della gioventù Achille Marie Joseph Tapsoba. Una serata importante perché ha visto la consegna della medaglia al valore civile a Seglaro Abel Soome, presidente degli scout del Burkina Faso. In quell’occasione abbiamo consegnato la bandiera dell’ISGF a Offie Some presidente degli adulti Scout.

Abbiamo avuto anche un incontro con il clan del gruppo Scout Agesci Rutigliano 1 che si trovava in Burkina Faso per una missione umanitaria

Alberto, Noemi, Lorena, Marta, Paolo

Burundi: Progetto adozioni scolastiche – Ottobre 2011

Missione di Ottobre 2011
La vita scolastica in Burundi sembra abbastanza stabilizzata, in quanto gli scioperi, per il momento, sembrano terminati.

Durante le nostre ultime missioni in Burundi, abbiamo capito che il rallentamento avvenuto nello scambio di informazioni tra studenti e padrini era dovuto alle grandi difficoltà che i nostri referenti burundesi incontravano nel seguire i ragazzi a causa delle pessime condizioni dei trasporti, al frequente cambio di scuola ed abitazione da parte degli studenti… A questo si aggiungono lunghi periodi di malattia di alcuni ragazzi e referenti.

Si è deciso, quindi, insieme ai nostri partner della Lega Iteka, di rivedere le modalità di gestione del progetto e ad ottobre 2011, appena iniziate le scuole, ci siamo recati in Burundi per avviare queste modalità nuove. La delegazione era composta da Gianfranco Sica, Cornelia Radecke-Nocera e da Anna Cocca.

Le nuove prassi prevedono che Eccomi incontri tutti gli studenti, insieme ai loro referenti, e che sia responsabilità degli studenti e dei loro tutori fornire tempestivamente le informazioni sulla scuola e la classe frequentata, sull’andamento scolastico e consegnare pagelle ed attestati di frequenza. La
delegazione visiterà anche le scuole frequentate dai ragazzi che fanno parte del nostro progetto.

In ottobre 2011 abbiamo incontrato tutti gli studenti che attualmente partecipano al progetto (54) ed abbiamo consegnato loro la prima parte dell’aiuto economico previsto. Abbiamo avuto con loro un amichevole scambio di informazioni, abbiamo scattato delle foto ed abbiamo ricevuto le lettere per
i loro padrini.

(Se vuoi sapere cosa è stato fatto negli anni precedenti clicca qui)
(Se vuoi conoscere il progetto clicca qui)

Viaggio in Burundi – Ottobre 2011

Siamo partiti il 5 ottobre in tre: Cornelia, responsabile del progetto adozioni, Anna, un medico amico che voleva conoscere direttamente i villaggi del Burundi, ed io, presidente di Eccomi. E’ il terzo viaggio nel 2011 che viene fatto da soci di Eccomi per incontrare le Associazioni che sono le nostre partner locali e valutare insieme l’andamento dei progetti comuni. Questa volta lo scopo principale era incontrare tutti i giovani e giovanissimi del progetto Adozioni, per conoscerli e parlare direttamente con tutti loro.

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Burundi: visita di maggio 2011

Relazione della visita in Burundi
Dal 1 maggio al 21 maggio 2011

1 – Nuove opportunità

1.1 – Soeur Christine e il CEAP  (Centre d’Ecoute et de Aide Psicologique) à Bujumbura

Il giorno seguente al mio arrivo in Burundi, dopo aver sistemato la mia logistica, sono andato a consegnare la posta a la PAR. Pensando alle difficoltà che incontra ECCOMI nella gestione del progetto “sostegno scolastico a distanza ai minori orfani e di strada” ho chiesto a soeur Marte – a cui dovevo consegnare la posta-, se conosceva qualche istituzione o associazione impegnata nel sostegno dei minori in difficoltà.  Soeur Marte mi ha accennato al CEAP e mi ha dato il numero di telefono di suor Christine responsabile del CEAP.

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Visita in Burundi, aprile 2010

di Francesco De Falchi

Ad accogliermi all’aeroporto il nuovo Commissario Generale dell’ASB Albert  Nyamwana e Claver il permanente dell’ASB nazionale.

Nell’arco dei 20 giorni della mia permanenza ho potuto affrontare con i partners burundesi – ASB, BDDM, ITEKA -, secondo quanto concordato, le varie questioni riguardanti la collaborazione di ECCOMI per la realizzazione delle varie iniziative messe in campo.

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Viaggio in Burundi, settembre 2009

Carla Palleggi, Settembre 2009
“ Dormivo e sognavo che la vita era godere.
Mi svegliai e vidi che la vita era servire.
Servii e capii che servire era godere “

Con questi versi di Tagore Carla chiude il suo racconto del suo primo viaggio in Burund, testimonianza di un’avventura che si è rivelata un “viaggio dell’anima“. Difficoltà iniziali dovute al clima e alle scomodità hanno poi condotto Carla a sentirsi parte di questa gente che sa offrire con orgoglio e calore il poco che possiede. Curiosità per tutto ciò che è nuovo: i bambini che si divertono a farsi fotografare e a rivedersi in foto, il paesaggio dai colori forti, il mercato, le biciclette sovraccariche. Poi la visita al popolo Batwa, senza cittadinanza né diritti, ma in festa per la grande conquista di un documento di identità che afferma la loro esistenza civile. Conoscenza di Claudina, missionaria laica che sta dedicando tutta se stessa al popolo Batwa. Infine visita alle garderies , e gioia nel vedere che il progetto va avanti. Piacevole anche l’incontro con gli amici che collaborano per il sostegno scolastico .

Poi la partenza per il rientro: tornare dalle proprie famiglie è bello, ma la malinconia di lasciare questo posto che è diventato “ tuo “ è profonda .

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Impressioni di viaggio

Paola

Quando vedevo gli uomini che arrancavano spingendo enormi carichi sulle loro biciclette in salita o le donne immerse fino alla vita nella fanga delle risaie o gli studenti del collegio Rugari che studiano senza luce e senza libri o quando ci dicevano che i bambini delle garderies non possono andare a scuola da dicembre a marzo perchè troppo deboli per la carestia mi è venuta in mente una frase di (credo) Pasternak : “vivere la vita non è attraversare un campo”.

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Febbraio 2009 – missione in Burundi

Finalmente si parte! Purtroppo solo noi due: Gianfranco Sica, il presidente di Eccomi, ed io. Ci aspetta un Burundi ormai amico poiché è la terza volta che andiamo ad incontrare gli amici scout dell’ASB, Associazione Scout del Burundi, e gli amici di Muyinga con i quali attualmente collaboriamo per la realizzazione di alcuni progetti:

  • garderies (asili per l’infanzia dai 3 ai 6 anni)
  • iscrizione anagrafica e sostegno all’integrazione e scolarizzazione del popolo Batwa
  •  collegio di Rugari
  • adozioni scolastiche
  • centro dei giovani di Muyinga (CDJM) e centro internet

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Viaggio in Burundi – ottobre 2006

Nota sul viaggio in Burundi 11 – 24 ottobre 2006
Partecipanti: Cristina Maccone, Paola Bertagnolio, Gianfranco Sica.

Scopo del viaggio era:

  • incontrare le Associazioni e le persone con cui esistevano rapporti di collaborazione
  • capire la situazione ed i bisogni dei giovani del Burundi
  • verificare lo stato dei progetti già avviati
  • individuare possibili modalità e partener per i futuri Progetti

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