Emergenza cristiani

Emergenza cristiani in Kurdistan – NON LASCIAMOLI SOLI!

Sono fuggiti, come tutti i cristiani della piana di Ninive, come gli Yazidi, i turcomanni, ed altre minoranze perseguitate, di notte, a piedi, trascinando gli anziani, senza poter portare nulla con sé.

 Da quando il 6 agosto scorso i combattenti curdi si sono ritirati dalla piana di Ninive, all’Iraq settentrionale, hanno trovato rifugio dove possono. Ankawa Mall era un centro commerciale in Erbil, capitale del Kurdistan Iracheno, ora trasformato in centro di raccolta per i cristiani di araqosh e Bartalla; oltre 250 famiglie, oltre 2000 persone che ora vivono in mini stanzette con pareti in lamierino montate su nudo cemento.

 L’emergenza è enorme ed i numeri impressionanti. Gli sfollati arrivati nel Kurdistan (senza contare quelli altrettanto numerosi giunti in Turchia dalla Siria) sono stimati 1.400.000, mentre quelli nel solo governatorato di Erbil 500.000.

 Secondo ACAPS (http/ /geo.acaps.org/) il35% sono alloggiati presso parenti ed il 36% in alloggi affittati . Tantissimi gli edifici pubblici, soprattutto scuole e chiese, occupate dagli sfollati (solo ad Erbil 35 scuole occupate, 673 a Dahuk).

 Il Papa Francesco ha più volte sollecitato l’intervento e l’aiuto della Comunità Internazionale e di quella Cristiana in particolare per questa emergenza, anche attraverso l’invio di suoi rappresentanti sul posto (missione del Card. Filoni ad Erbil).

 IL MASCI, attraverso scritta eccomi2,  ha deciso di sostenere una campagna indetta dalla FOCSIV (Federazione Cristiani Servizio Internazionale Volontariato), dal giornale L’AVVENIRE ed altre Associazioni aderenti (ISCOS – ISL, MCL, AZIONE CATTOLICA, BANCA ETICA, AGESCI, ecc.) volta a sostenere un PROGETTO DI COOPERAZIONE in aiuto della popolazione sfollata di Erbil.

 Il progetto della durata di 3-6 mesi ha un budget stimato di 104.000 euro ed è già operativo con un team di FOCSIV sul campo ad Erbil, diretto da Terry Dutto, esperto di emergenze umanitarie in Africa ed Asia .

 Tra gli sfollati, soprattutto Cristiani, predomina un clima di sfiducia rispetto alla possibilità di rientrare nelle città – villaggi di provenienza . In tutta la zona infatti, includendo l’Iraq e la Siria, c’è stata negli ultimi 10 anni una riduzione della comunità cristiana consistente, che ora viene ulteriormente messa in pericolo dallo scontro Sunniti e Sciiti e dalle guerre civili in corso in Siria ed in Iraq, per non parlare della guerra aperta scatenata dall’ISIS contro tutti. I cristiani vorrebbero avere garanzie certe da parte dell’Onu, di caschi blu presenti  sul campo, cose al momento  inesistenti, non fidandosi più delle istituzioni locali.

 Sicuramente il gruppo più vulnerabile è costituito da ragazzi e bambini, che oltre ai traumi subiti in seguito all’evacuazione forzata, si trovano a vivere in un contesto privo di “spazi” ludici­-relazionali organizzati che li aiutino a superare l’atmosfera di depressione e ansietà che costantemente respirano dagli adulti.

IL PROGETTO

  1. Attività di animazione di gruppo, ludico – sportive, di svago e divertimento (musiche, danze, cori, disegno, pittura) per 1.740 bambini, ragazze e ragazzi ospitati nei luoghi di accoglienza degli Particolare  attenzione sarà data ai bambini non accompagnati e/o portatori di handicap. Le attività saranno differenziate ed in linea con il livello culturale dei gruppi, divisi per fasce d’età (6-9 e 10-14 anni). Particolare attenzione sarà data alla produzione ed analisi della espressione spontanea dei minori, per percepire la loro situazione psicologica, il livello di autostima ed eventuali traumi.
  2. Trattamento con adeguati  servizi psicosociali  di 1040 ragazze  e ragazzi  vulnerabili, inclusi servizi da organizzare in ambienti appositamente adattati con un Mobile CFS (Children Friendly Space) con personale qualificato. Saranno defmiti Protocolli di ac­ compagnamento dei ragazzi e ragazze bisognosi di cure ed attenzioni specifiche. Tale servizio sarà realizzato con l’ausilio di operatori sociali e volontari, sarà coordinato con altri servizi pubblici, inclusi gli uffici governativi e dipartimenti dedicati. Nei casi di minori non accompagnati saranno coinvolti gli esperti UNICEF della protezione dell’infanzia, al fine di ri­ cercare le famiglie da riunificare .
  3. Il progetto ha come obiettivo primario il miglioramento delle condizioni comportamentali dei bambini e dei giovani e mira ad aumentare la loro autostima e la loro in­clusione nella comunità di cui fanno Saranno almeno  7.000 i membri delle comunità degli sfollati che beneficeranno direttamente o indirettamente dell’azione del progetto. Saranno realizzati incontri di sensibilizzazione e di condivisione di regole, attenzio­ ni, suggerimenti con i membri delle comunità degli sfollati, per migliorare l’attenzione nei con­ fronti dei minori. I membri della comunità saranno direttamente coinvolti nelle attività svolte a diversi livelli dai bambini e dai giovani : lo sport, l’arte, la cultura, al fine di ridurre le tensioni interne presenti.

Tutto il progetto verrà svolto in stretto coordinamento con i rappresentanti civili e religiosi locali e con le autorità internazionali  (UNICEF  e   UNHCR).

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