Le ragazze dell’Atelier acquisiscono commesse…

Le ragazze dell’Atelier continuano a lavorare e ci sono concreti segni di ripresa dell’attività, tanto che ci hanno pregato di rinviare a Bujumbura alcuni manufatti perché hanno venduto tutto e sperano di vendere ancora. Tutte stanno benone sono serene e piene di speranza e voglia di lavorare.
Quest’anno le ragazze si sono fortemente impegnate ed hanno mantenuto i costi entro i limiti da noi fissati con una perfetta tenuta della contabilità .Si sono attivate moltissimo per trovare nuovi clienti ed hanno dato prova di senso di responsabilità ed iniziativa : credo che questo rappresenti per noi un successo perché siamo riusciti a formarle e dar loro la necessaria responsabilità.

IMG-20170922-WA0003Hanno acquisito autonomamente commesse importanti (vedi foto che le ritrae mentre confezionano delle uniformi ) ed eseguono con puntualità anche gli ordinativi che facciamo pervenire.
Sul piano personale sono tutte molto serene e felici (hanno confidato ad un missionario che ci aiuta molto che non si sentono più handicappate….).

In particolare Evelyne che ha riacquistato il perfetto uso delle gambe, grazie ai vari interventi operatori di cui Eccomi è stato il promotore, si muove con grande agilità ed è totalmente autonoma (vedi foto con bebè comunque non suo).

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Ovviamente si sono aggiunte nuove nascite che allietano la loro vita ed anche quella dell’ Atelier.
Di tutto ciò siamo fieri !!!!.

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Una lettera dalle ‘ragazze’ dell’Atelier l’Espoir a Bujumbura

 

Quando abbiamo iniziato eravamo un gruppo di donne handicappate che si riuniva in un container nel Mercato di Jabe…..un posto sporco, dove si vendevano granaglie, con una fogna a cielo aperto, con i topi che erano i padroni  e dove nessun “Muzungo” (bianco) avrebbe mai messo piede…

Facevamo piccoli lavori, stavamo con i nostri bambini, non avevamo soldi per pagare l’affitto, per mangiare, per mandare a scuola i nostri bambini.. una vita senza dignità….

Poi un bel giorno Eccomi decide di aiutarci nella creazione di un Atelier… Noi non siamo abituate a sognare, per noi esiste il presente e come affrontarlo giorno per giorno..in una parola:  conosciamo solo  il desiderio di sopravvivere, ma abbiamo 

ateliercreduto in questa proposta, ci abbiamo creduto fortemente. Abbiamo iniziato a lavorare e forse, tra tante diffidenze anche a fidarci dei Muzungoche ci hanno affiancate.

Abbiamo fatto una prima esposizione che è andata benino ed abbiamo cominciato a vedere i primi risultati.

Poi abbiamo  iniziato ad esporre in un grande Albergo. Per noi l’ingresso in quel mondo da favola e di lusso è stata un’esperienza travolgente. La gente acquistava i nostri prodotti e ci faceva i complimenti….eravamo trattate come persone che lavorano e eravamo rispettate….Abbiamo cominciato crederci…

Infine è arrivata una sistemazione decorosissima. Oggi percepiamoatelier1 un salario, un contributo per il trasporto,la colazione al mattino e disponiamo di una piccola cassa malattie e chi aspetta un bimbo ha diritto ad un periodo di maternità retribuita come la nostra Rebecca.

La gente ha cominciato a conoscerci….la stampa si è occupata di noi, il Sindaco di Bujumbura è tra i nostri clienti, l’Università ha inviato una studentessa per fare una tesi sulla nostra esperienza ed anche un ministro si è interessato alla nostra mutata condizione…. L’Atelier è quasi autosufficiente, vendiamo tanto, guadagniamo, paghiamo tutto puntualmente, possiamo comprare il cibo per i nostri figli e permetterci qualche “sfizio”.

Una di noi Evelyne, che camminava a 4 zampe, adesso grazie ad Eccomi è stata operata e finalmente cammina con le stampelle e può guardare le persone negli occhi e soprattutto sperare di crearsi una famiglia ed avere dei figli!

Ve lo abbiamo detto: non siamo abituate a sognare, non ce lo siamo mai permesso. Ora però abbiamo iniziato a farlo ed il futuro non ci spaventa più…siamo donne, siamo abituate a combattere ed oggi anche cominciamo a sperare……

Grazie a tutti gli amici italiani che ci hanno aiutato a conquistare la nostra dignità attraverso il lavoro, acquistando i nostri prodotti e sostenendoci con donazioni!

MIGLIOREREMO, ABBIAMO LA FORZA E LA VOGLIA DI FARCELA Annamarie,Bernadette,Eveline,Imelda,Languide,Rebecca,  Soline e Violette  

Atelier l’Espoir: nuova sede

atelierGrandi novità: l’atelier si è trasferito presso la casa di accoglienza dei Saveriani  in Bujumbura. La casa di accoglienza in cui era inserito chiude per cui Emilia ha cercato una nuova sede ed ha trovato la grande disponibilità dei Saveriani ad accogliere il laboratorio di ricamo e cucito. Grazie di cuore a Padre Modesto e Padre Giovanni.

Le ragazze sono felici e, dopo un periodo di difficoltà, hanno ripreso a lavorare con lena ed entusiasmo riuscendo sempre ad ottenere prodotti belli e rifiniti.

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Atelier delle donne con handicap

Va avanti alla grande e le commesse non mancano.

Atelier: si lavora sodo

Atelier: si lavora sodo

E’ un progetto ormai in grado di autofinanziarsi grazie alla visibilità che è stato in grado di conquistare sul territorio e che fa ora percepire i portatori di handicap non più come individui da assistere ma come persone che possono proficuamente lavorare.

Una di loro è stata aiutata da Emilia a praticare un primo intervento che possa permetterle in futuro la  posizione eretta

Burundi: Atelier L’Espoir

Prima di Natale l’Atelier ha partecipato a 2 esposizioni alla scuola belga. Le ragazze hanno preparato tutto ed hanno avuto un buon successo.

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Esposizione dell’Atelier alla scuola belga

Nell’ultimo periodo si sono consolidati gli ordinativi da parte degli alberghi in Burundi già in parte eseguiti e la Caritas Diocesana di Muyinga ha confermato la richiesta di 750 divise per le scuole da consegnare entro il prossimo settembre. Tali manufatti, sebbene non molto remunerativi, rappresentano un’affermazione sul mercato locale che da tempo era il nostro obiettivo per iniziare a rendere “indipendente” l’Atelier dall’ intervento della nostra associazione nelle vendite.

Le ragazze mantengono un costante contatto con noi, inviando periodici rapporti via mail, grazie al corso di informatica al quale abbiamo iscritto una delle coordinatrici. In futuro, quando le avremo dotate di un computer più moderno, si potrà colloquiare via Skype. Grazie a tali progressi la nostra presenza in Burundi si renderà meno necessaria.

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Bernadette, la nostra coordinatrice informatica

Burundi: l’Atelier L’Espoir, novembre 2012

Articolo tratto dall’intervista ad Emilia, pubblicato sul giornale nazionale burundese LE  RENOUVEAU il 19 novembre 2012

Lotta contro la povertà – colloquio con Emilia D’Andria

“Ci dobbiamo battere perché la donna con handicap raggiunga la sua autonomia”

Le donne burundesi in generale e quelle con handicap in particolare hanno già dimostrato il loro impegno nella guerra contro la povertà. Questa constatazione permette di apprezzare il ruolo delle donne nell’aumento della produzione agricola e in altri settori della vita nazionale. In realtà, per impegnare tutti i cittadini nell’ideale di lotta contro la povertà che imperversa nel paese, bisogna battersi perché la donna con handicap raggiunga la sua autonomia.

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Questi propositi nascono da un colloquio che “Le Renouveau” ha condotto giovedì 15 novembre 2012 con Emilia D’Andria, rappresentante di una associazione non governativa italiana “Eccomi”. Questa associazione promuove progetti di sostegno alle persone vulnerabili, come i bambini in situazioni difficili, le donne ed in particolare anche donne con handicap. Attraverso questa associazione la signora Emilia D’Andria sostiene a Bujumbura delle donne affette da un handicap per promuovere e sviluppare il loro atelier di sartoria “L’Espoir” (la speranza). Lancia inoltre un appello ai politici perché siano più sensibili verso le persone vulnerabili e non le considerino come un fardello per il paese.

“Le persone con handicap costituiscono una mano d’opera non trascurabile”

Emilia D’Andria deplora che a volte le persone con handicap siano vittime di rifiuto nella società. Ha paragonato questa situazione a quella del suo paese, l’Italia, dove quarant’anni fa le persone con handicap erano emarginate. Si rallegra tuttavia del fatto che attualmente questa situazione è cambiata positivamente (….) ‘ Oggi,dice, nel nostro paese le persone con handicap hanno accesso ai mezzi di trasporto comuni, a toilette adattate in luoghi pubblici e hanno potuto integrarsi nel mondo del lavoro’

Per la signora D’Andria anche in Burundi ci sono segni incoraggianti e tutti i cittadini possono contribuire alla promozione delle persone con handicap. Per esempio, dice, una studentessa dell’Università Espoir d’Afrique si è interessata al lavoro realizzato nel nostro Atelier di sartoria “Atelier l’Espoir” ed ha effettuato un lavoro di ricerca sulla situazione economica delle donne con handicap in Burundi. L’iniziativa ha incoraggiato i membri dell’Atelier che ne hanno approfittato per mostrare le diverse opere già prodotte su ordinazione di alcune istituzioni del luogo, specialmente gli alberghi: tovagliati, salviette per usi diversi, vestiti per bambini e donne. Questi manufatti, con loro grande soddisfazione, le rendono donne autonome finanziariamente.

Mediante il lavoro, la signora D’Andria pensa che sarà possibile un cambiamento di mentalità. Crede che solo il lavoro potrà rendere la dignità alle persone vulnerabili (…)

Consortie Hakizimana

Burundi: Atelier l’Espoir di donne con handicap, ottobre 2012

Notizie da Emilia (25 ottobre 2012): “…avete presente il film MIRACOLO A MILANO ebbene oggi abbiamo avuto MIRACOLO A BUJUMBURA: ieri sera l’hotel ci ha consegnato 60 accappatoi per ricamarci sopra il logo dell’albergo,un lavoretto piuttosto complicato, e..stasera erano tutti finiti !!! Oggi hanno lavorato a cottimo perché non era un giorno lavorativo ed ho proposto metà del guadagno a ognuna in relazione ai logo effettivamente ricamati e metà all’Atelier. Qualcuna ne ha fatti 11 e qualcuna 6 ma tutte hanno lavorato da pazzi e…sempre cantando!…”  (guarda il video)